Smart building: case attive con il machine learning. Ma la tecnologia non basta

9 Febbraio 2021 IN PRIMO PIANO
Smart building: case attive con il machine learning. Ma la tecnologia non basta

La sensoristica dell’IoT, l’Internet of Thing, e il machine learning plasmeranno le nostre case, rendendole più efficienti e confortevoli. È questa la prospettiva per chi fa ricerca in ambito smart building: le tecnologie informatiche possono aiutarci a raccogliere informazioni che istruiscano il sistema per trovare l’assetto migliore tra esigenze di benessere soggettivo e risparmio. Ma il coinvolgimento e il controllo da parte dell’utente sono fondamentali.

È quanto emerge dal nuovo approfondimento di RES Magazine che ha interrogato esperti CNR, ENEA e RSE per capire in che direzione va lo smart building.

Leggi anche >> IoT e machine learning per case più confortevoli

“Abbiamo capito – spiega Paolo Barsocchi, responsabile del laboratorio Wireless Networks del CNR-ISTI  – che la gestione totalmente automatizzata degli ambienti non viene apprezzata. L’utente vuole avere un minimo di controllo sull’edificio”. Qui ci viene in soccorso l’intelligenza artificiale.

Parlandoci della sperimentazione del progetto SIGS su di un edificio super efficiente e monitorato con sensoristica IoT, Barsocchi racconta: “Tutte le info raccolte venivano inserite in un algoritmo di machine learning per determinare le decisioni su porte, finestre, temperatura di ogni stanza dell’ufficio. Ogni stanza aveva un suo referente, ognuno con la propria temperatura ottimale di comfort. Il sistema inizialmente monitorava le scelte delle persone al fine di imparare le abitudini degli utenti e successivamente operava al fine di raggiungere la situazione ideale e permettere così la personalizzazione del servizio”.

“Questa è la prospettiva – sottolinea Davide Moroni, responsabile del Laboratorio Segnali e Immagini del CNR-ISTI – I bisogni energetici degli edifici saranno sempre più importanti, in quanto saranno anche fornitori di energia per servizi di ricarica per le automobili elettriche. L’ottimizzazione di tutte queste richieste concorrenti avrà bisogno di sistemi di intelligenza artificiali complessi e aperti all’utente”.

Leggi anche >> Sesto Senso e energy box: le sperimentazioni Enea per lo smart building

Anche la ricerca Enea segue questa traccia. Con progetti che uniscono competenze tecnologiche e psicologiche. “C siamo posti il problema di come mettere il consumatore al centro di azioni mirate a implementare il sistema elettrico in direzione della sostenibilità”, racconta Sabrina Romano, ricercatrice Enea del Laboratorio Smart Cities and Communities. “Dunque utilizzo più massiccio del vettore elettrico, decarbonizzazione, maggior uso delle pompe di calore e delle fonti rinnovabili”.

ENEA ha realizzato un prototipo di edificio di nuova generazione nella sede della Casaccia. Attrezzato con impianto fotovoltaico, batterie di accumulo collegate a un sistema di gestione dei carichi, algoritmi che danno la precedenza all’uso dell’energia solare per il consumo sul posto e ottimizzano l’accumulo attraverso una gestione dinamica.

Coinvolgimento e motivazioni degli utenti sono comunque fondamentali per raggiungere gli obiettivi di efficienza. “Abbiamo sviluppato un energy box che acquisisce informazioni provenienti da sensori collegati a vari punti critici: dalle finestre agli elettrodomestici”, prosegue Sabrina Romano. “Abbiamo fatto un esperimento di applicazione di questo sistema a Centocelle, un quartiere popolare di Roma, con volontari. Obiettivo: incrementare la consapevolezza delle famiglie per modificare i comportamenti.  Facendo dei questionari prima e dopo il periodo di prova abbiamo potuto verificare che c’è stato un netto miglioramento del livello di consapevolezza grazie all’uso dell’energy box che ha permesso la verifica in tempo reale dei vari consumi. Grazie a questa maggiore attenzione da parte degli utenti è stato possibile ridurre i consumi dell’8-10%, a parità di prestazioni”..

Leggi anche >> L’approccio bottom up delle Comunità energetiche

Dal singolo edificio alla comunità energetica non cambia il ruolo attivo dei consumatori: “La centralità del consumatore rappresenta uno dei pilastri della strategia di decarbonizzazione e, con un approccio bottom up, le comunità dell’energia favoriscono la partecipazione dei cittadini”, spiega Diana Moneta, del dipartimento Sviluppo Sistemi Energetici di Rse. Certamente un contributo importante viene “dalla digitalizzazione delle reti e delle utenze”, ma si prospetta “una fase più complicata legata agli sviluppi della domotica, caratterizzata negli ultimi anni da una particolare vivacità”.

A proposito dell'autore

La redazione di RES Magazine è composta da giornalisti esperti di tematiche energetiche e ambientali e si avvale della consulenza di ricercatori e professionisti impegnati nel settore della ricerca di sistema per il sistema elettrico nazionale.

Articoli correlati