Ricerca di sistema: che contributo per l’efficienza?

15 Dicembre 2020 OPINIONI
Ricerca di sistema: che contributo per l’efficienza?

Intervista a Giuseppe Zummo, ricercatore Enea.

EFFICIENZA: PILASTRO DEL GREEN DEAL

Questione di giorni, poi il 2020 sarà concluso. E con lui il programma europeo che porta il suo nome: Horizon 2020. Adesso si apre per la ricerca di sistema – e non solo – un capitolo ancora più impegnativo: il decennio che si concluderà nel 2030, il decennio dell’European Green Deal. Che significherà il Green Deal per le nostre città, e in particolare per gli edifici, che rappresentano circa il 40% dei consumi energetici del continente? E in che modo la ricerca di sistema potrà dare un contributo allo sforzo per il raggiungimento degli obiettivi europei su clima ed energia?

“Il riscaldamento e raffrescamento degli edifici è una delle tematiche al centro del Green Deal”, risponde Giuseppe Zummo, ricercatore Enea. “Su questo filone di impegno europeo si sono riversati importanti fondi per progetti anche applicativi, visto che in molti settori siamo alla fase dello sviluppo di tecnologie mature per il mercato”.

Anche la ricerca però non può smettere di correre se vogliamo raggiungere gli obiettivi ambiziosi che ci aspettano al termine di questo decennio. Per misurarli, ricorda Zummo, possiamo prendere come punto di riferimento i piani nazionali energia e clima (Pniec) approvati in ogni Paese. In Italia, come è noto, i traguardi già fissati al 2030 sono impegnativi: si tratta di accelerare consistentemente sia sul fronte della generazione di energia rinnovabile che su quello dell’efficienza energetica.

L’Unione europea ha alzato l’asticella portando dal 40% al 55 l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2eq al 2030. Si tratterà allora di fare un consistente sforzo supplementare. E in questo sforzo la partita che giocano gli edifici sarà cruciale.

“Un primo elemento positivo che va registrato è la progressiva convergenza degli sforzi”, osserva Zummo. “Le strategie europee sono state recepite nei piani nazionali. Aziende e centri di ricerca si sono allineati perché la chiarezza della posizione assunta dall’Unione Europea ha permesso di dare una direzione al lavoro della ricerca e dell’industria. La proiezione è verso un continente climate neutral a metà secolo. A emissioni tendenti a zero, cioè con un’integrazione di misure mirate alla cattura della CO2 per compensare la piccola quota di emissioni residue”.

GLI INCENTIVI AL 110% INCORAGGIANO LA DEEP RENOVATION

Tuttavia, a proposito di tendenza verso quota zero, c’è da registrare il ritardo nell’applicazione della misura europea che prevedeva l’obbligo – a partire dal 2019 per gli edifici pubblici e dal 2021 per i privati – di costruire edifici tendenti a zero emissioni, cioè con alti standard di risparmio energetico e utilizzo di fonti rinnovabili.

Va però anche detto che nel campo della riqualificazione degli edifici, che dal punto di vista quantitativo è la partita determinante, si registrano segnali positivi. Soprattutto in Italia. Con gli incentivi al 110% si è incoraggiata la deep renovation, cioè le operazioni che vanno al di là degli interventi superficiali su finestre e caldaie per puntare al bersaglio grosso: il cappotto dell’edificio e l’inserimento di fonti rinnovabili da calibrare in funzione delle specifiche climatiche dei vari luoghi.

CITTADINI PROTAGONISTI

“In questa scommessa”, continua Zummo, “è interessante notare che i cittadini giocano un nuovo ruolo, un ruolo bidirezionale. Da una parte sono fruitori dell’innovazione tecnologica perché beneficiano delle possibilità di risparmio e di miglioramento della qualità degli ambienti assicurate dall’uso congiunto di tecnologie di isolamento termico, pompe di calore, fotovoltaico. Dall’altra svolgono un ruolo attivo perché i dati prodotti dalla loro attività, in qualche caso aggregati nelle cosiddette comunità energetiche, costituiscono elementi preziosi per la configurazione di un sistema di smart city più avanzato. In questo modello centraline e sensori diffusi in modo capillare permettono di costruire mappe estremamente dettagliate della disponibilità di energia rinnovabile, di realizzare un meteo che scende in un dettaglio geografico spinto, di analizzare la qualità dell’aria zona per zona”.

La nuova frontiera è dunque quella della doppia identità del cittadino che abita gli edifici avanzati sia dal punto di vista energetico che digitale. E la ricerca continua ad avanzare per offrire strumenti sempre più precisi e capaci di analisi capillare. “Questa è una delle priorità che abbiamo messo a fuoco nei nostri progetti”, conclude il ricercatore Enea. “Assieme al solar cooling, ai progetti di celle a combustibile, al lavoro sullo storage, sui sistemi di raffreddamento delle batterie per aumentarne la vita utile, le pompe di calore innovative”.

A proposito dell'autore

Giornalista e divulgatore, da oltre 25 anni segue i temi ambientali. Tra i suoi libri, "Ecomafia" (Editori riuniti, 1995, con Enrico Fontana), "Far soldi con l’ambiente" (Sperling & Kupfer, 1996, con Giorgio Lonardi), "Il grande caldo" (Ponte alle grazie, 2004), "Soft economy" (Rizzoli, 2005, con Ermete Realacci).

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