Sardegna: per il gas, ipotesi dorsale e autocisterne

12 Ottobre 2020 NEWS
Sardegna: per il gas, ipotesi dorsale e autocisterne

Webinar Arera sulle infrastrutture energetiche in Sardegna. Arrivate finora 39 osservazioni allo studio Rse

Oltre due ore di webinar per dare un riscontro di natura tecnica alle osservazioni, ai suggerimenti e alle critiche riservate allo studio di Rse sullo sviluppo delle infrastrutture energetiche della Sardegna commissionato da Arera. Partendo dalle risultanze cui quello studio, reso pubblico ad agosto, era giunto: una metanizzazione da realizzare con depositi costieri, trasporto interno su gomma e un sistema di interconnessione virtuale per equiparare il prezzo del gas con quello del Continente è la soluzione indicata per coprire il fabbisogno energetico della Sardegna al 2040. Perché offre il maggior vantaggio di costo, sia in termini di acquisto di vettori energetici che di esternalità ambientali, tenuto conto della sostituzione del gas naturale agli altri vettori oggi utilizzati (olio combustibile, gasolio e Gpl). A condizione però di un quadro regolatorio che equipari il servizio delle bettoline a un’interconnessione fisica.

Scartata quindi l’ipotesi di un gasdotto per rifornire l’isola e di una dorsale gas per distribuirlo – che diventerebbe conveniente solo nell’improbabile scenario di consumi annui sopra i 1.500 milioni di metri cubi – nel corso dell’incontro virtuale, partendo dalle osservazioni avanzate allo studio, il presidente e ad di Rse Matteo Delfanti ha ipotizzato una soluzione intermedia, con la costruzione di una parte della dorsale gas da affiancare al trasporto su gomma in base ai cluster di consumo.

Come ha illustrato il professor Fabrizio Pilo del dipartimento di Ingegneria Elettrica ed Elettronica dell’Università di Cagliari che ha partecipato allo studio, l’analisi dei dati sui consumi industriali evidenzia volumi significativi in alcuni punti di prelievo “rispetto ai quali – ha osservato Delfanti – è possibile qualche ulteriore affinamento, considerando soluzioni intermedie”. Quali? “Trasporto su tubo combinato con trasporto stradale per la domanda non raggiunta dalla rete”.

Per rispondere alle questioni poste dai documenti di osservazione, Delfanti le ha raggruppate in otto macro aree: orizzonte temporale e valore residuo degli investimenti, evoluzione di fabbisogni e consumi, compatibilità con gli obiettivi di decarbonizzazione, configurazione fisica vs virtuale, trasporto su strada vs dorsale, gestione depositi satellite, costi esterni del trasporto ed esternalità ambientali, implicazioni per il settore elettrico. Affrontando i vari temi, Delfanti ha riconosciuto di volta in volta gli aspetti meritevoli di considerazione dei rilievi mossi dagli stakeholder, motivando nel contempo in ogni singolo caso la scelta effettuata ed evidenziando come nella gran parte dei casi gli elementi che, a giudizio di alcuni, sarebbero stati trascurati non sono in grado, anche se considerati, di spostare le conclusioni dello studio.

Rispetto al suggerimento di puntare a una elettrificazione massiccia piuttosto che far affidamento sulle infrastrutture gas per rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione indicati dal Pniec, Rse ritiene che sia una soluzione difficilmente praticabile per motivi economici. Così come all’osservazione che un gasdotto sia garanzia di sicurezza e continuità delle forniture gas, oltre a garantire un allineamento dei prezzi, Rse ribatte che la soluzione virtuale proposta è maggiormente modulabile e consente un adattamento ai livelli della domanda.

Tra gli altri aspetti emersi nelle risposte alle osservazioni pervenute, in tema di gestione in sicurezza del sistema elettrico, diversamente dalle valutazioni più conservative di Terna, l’analisi di Rse, ha spiegato Delfanti, ha preso in considerazione la disponibilità futura anche di rinnovabili, generazione distribuita e accumuli nella fornitura di servizi di dispacciamento.

Quanto al tema del momento, l’idrogeno, e in particolare l’opportunità o meno di trasporlo miscelato al gas naturale nelle reti, Luigi Mazzocchi, direttore del Dipartimento Tecnologie di Generazione e Materiali di Rse, ha replicato che questa possibilità e le sperimentazioni condotte da Snam “ci sono ben note”. Ma che nelle analisi sull’idrogeno dopo il 2030 la posizione prevalente è che “vada prodotto nel luogo del suo utilizzo, ad esempio nelle stazioni rifornimento o presso le industrie”. Per questo lo studio non ha dato particolare spazio al blending.

Sul rischio di monopoli legati alle attività di trasporto su gomma del Gnl – si stima il ricorso a 150-200 autobotti criogeniche per circa 440 milioni di mc/anno movimentati, tenuto conto che il fabbisogno industriale e termoelettrico verrebbe più probabilmente coperto con depositi costieri ad hoc – Delfanti ha infine rimarcato che non spetta a Rse dare indicazioni specifiche di policy e regolazione. Ma che le “soluzioni ipotizzate nello studio sono compatibili con scelte normative e regolatorie in grado di evitare le conseguenze di monopoli non correttamente gestiti”.

Le osservazioni finora pervenute e anche le domande e gli spunti emersi nel webinar verranno tutte prese in considerazione concorrendo alle valutazioni finali, e verranno inoltre riunite in un documento più ampio che sarà pubblicato.

Sono stati 36 i soggetti che hanno partecipato alla consultazione entro i termini, più altri tre ritardatari le cui osservazioni non sono ancora state esaminate nel dettaglio.

A proposito dell'autore

Giornalista, reporter video e addetto stampa. Collaboratore di RES Magazine

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