CO2 ed economia circolare: i nuovi utilizzi e le prospettive della ricerca

29 Settembre 2020 IN PRIMO PIANO
CO2 ed economia circolare: i nuovi utilizzi e le prospettive della ricerca

Dopo una breve pausa di stabilità, le emissioni globali di CO2 sono tornate a crescere. Fermare questo incremento è necessario ma non sufficiente per ridurre la minaccia climatica. Se infatti mantenessimo il livello attuale, oltre 50 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente andrebbero ogni anno a far crescere la concentrazione di gas serra in atmosfera. Una prospettiva incompatibile con l’accordo Onu di Parigi del 2015 che punta a ridurre drasticamente le emissioni in modo da contenere l’aumento di temperatura in un range compreso tra 1,5 e 2 gradi centigradi rispetto all’era preindustriale.

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Per raggiungere questo obiettivo occorrono interventi drastici e molto rapidi, mentre lo scenario reale della politica energetica globale al momento non è in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione previsti a Parigi. Se non si riuscirà ad accelerare, è probabile che occorrerà intervenire anche in modo aggiuntivo. Cioè non limitarsi a chiudere il rubinetto dei gas serra ma eliminare una parte di quelli già emessi. Cioè mettere in campo tecnologie di riduzione della CO2 presente in atmosfera. Come?

Una delle tecnologie su cui si è largamente discusso e lavorato è il sequestro e la cattura della CO2 in depositi geologici. L’ipotesi aveva preso piede alcuni anni fa e l’Italia si era impegnata in questa direzione. Poi una serie di fattori hanno impresso un colpo di freno al progetto. I costi di questa tecnologia applicata a impianti di produzione elettrica che utilizzavano combustibili fossili sono risultati alti. Alcuni ricercatori hanno evidenziato dubbi sulla possibilità di garantire la tenuta dei depositi per un tempo estremamente lungo. Alcuni ambientalisti hanno temuto che concentrando l’attenzione sulla cattura della CO2 all’uscita dei camini di centrali a carbone si desse il via libera a una lunga stagione di uso del combustibile con il maggior contenuto di carbonio.

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Ora però il quadro è almeno in parte cambiato. Le principali istituzioni internazionali, i grandi fondi di investimento e la maggior parte dei governi hanno condiviso l’obiettivo di un mondo carbon neutral al 2050: è difficile immaginare che il carbone abbia un lungo futuro. E così, in accordo e non in antitesi rispetto alle scelte di decarbonizzazione del sistema elettrico, l’ipotesi di un intervento per sottrarre CO2 all’atmosfera si riaffaccia. Come? Bloccare la deforestazione e invertire il trend piantando alberi su grandi superfici è un modo di catturare carbonio privo di controindicazioni (a patto di riuscire a conservare le superfici boscate).

Un’altra possibilità è tornare alle tecnologie per la cattura e il sequestro dell’anidride carbonica. L’esecutivo Ue nella relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull’attuazione del programma energetico europeo per la ripresa e sul Fondo europeo per l’efficienza energetica l’ha definita “importante per la decarbonizzazione” nonostante il fallimento dei progetti finanziati con i fondi europei del programma energetico europeo per la ripresa (Eepr). In Italia l’ipotesi viene sostenuta dall’Eni, che si è dichiarata pronta “a candidare al primo bando del Fondo per l’innovazione europeo il progetto per il nuovo hub di Ravenna che darà vita al più grande centro al mondo di cattura e stoccaggio di anidride carbonica (Ccs)”, come ha detto l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi in un’intervista a Il Sole 24 ore.

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Infine una terza opzione, in linea con l’accelerazione europea sul fronte dell’economia circolare, è il riuso della CO2 all’interno di processi produttivi. A questo tema è dedicato il focus di questo numero di RES magazine.

 

A proposito dell'autore

Giornalista e divulgatore, da oltre 25 anni segue i temi ambientali. Tra i suoi libri, "Ecomafia" (Editori riuniti, 1995, con Enrico Fontana), "Far soldi con l’ambiente" (Sperling & Kupfer, 1996, con Giorgio Lonardi), "Il grande caldo" (Ponte alle grazie, 2004), "Soft economy" (Rizzoli, 2005, con Ermete Realacci).

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