L’idrogeno delinea il suo futuro. E crescono gli investimenti

3 Luglio 2020 IN PRIMO PIANO
L’idrogeno delinea il suo futuro. E crescono gli investimenti

Grazie alle ricerche e agli investimenti, il progetto idrogeno comincia ad assumere un’identità più precisa.

Vent’anni fa l’idrogeno era dipinto da alcuni come la panacea per ogni problema energetico e da altri come una prospettiva irrealizzabile. Oggi il progetto idrogeno comincia ad assumere un’identità più precisa. Anche grazie alle ricerche che si sono sviluppate e agli investimenti in gioco.

La Germania ha appena puntato 9 miliardi di euro sulla strategia idrogeno all’interno del pacchetto per il rilancio dell’economia. L’Oxford Institute for Energy Studies ha pubblicato uno studio sull’idrogeno green (da rinnovabili) come evoluzione dell’idrogeno blu (ottenuto dal metano con cattura e stoccaggio della CO2). Frans Timmermans, vice presiedente della Commissione europea con delega al Green Deal, ha citato l’opzione idrogeno parlando dell’Ilva di Taranto.

L’INTERESSE DEI PLAYER ITALIANI

In Italia dal 2014 è attivo a Bolzano il primo impianto italiano per produzione, stoccaggio e distribuzione di idrogeno verde. E l’anno scorso la Snam ha puntato con decisione sulle sinergie tra metano e idrogeno. E sugli sviluppi possibili nel campo dei trasporti pesanti, difficili da avviare alla transizione elettrica. La società di distribuzione del metano ha assunto un ruolo trainante su questo tema: ha sviluppato un progetto di filiera che va dalla produzione green al power to gas (utilizzando la rete gas esistente, con prove in corso sul blending fino al 10%). Ha anche raggiunto un’intesa con Alstom sullo sviluppo dei treni a idrogeno (in Germania ne esiste già uno con autonomia di mille chilometri progettato per le linee non elettrificate).

Anche l’Enel è entrata in campo annunciando l’ingresso nel business dell’idrogeno verde il prossimo anno. Intende utilizzare i propri impianti solari e eolici per produrre idrogeno da stoccare e vendere a clienti industriali che vogliono decarbonizzare i propri processi produttivi. Come è spiegato in questo focus di RES magazine, infatti, l’idrogeno ormai si inserisce in una prospettiva che non è più limitata al settore elettrico, ma include industria pesante, chimica e trasporti in una prospettiva 4.0.

IDROGENO: GLI INVESTIMENTI IN GIOCO

Una possibilità resa concreta dalla dimensione degli investimenti in gioco e dai benefici che ne deriverebbero. Nel rapporto Post-COVID Recovery: An Agenda for Resilience, Development and Equality Irena ha inserito l’idrogeno in un progetto di sviluppo delle rinnovabili che punta a raddoppiare gli investimenti arrivando a 2 trilioni di dollari l’anno. In questo modo, calcola l’Agenzia internazionale sulle fonti rinnovabili, si farebbe crescere il Pil globale dell’1% creando 5,5 milioni di posti di lavoro legati alla transizione. Del resto è l’evoluzione dell’orientamento europeo in materia di difesa della stabilità climatica a portare in direzione di soluzioni che permettano un salto di efficienza del sistema.

Il set-plan della Commissione Europea al 2020 richiedeva di ridurre le emissioni di gas serra del 20 %, di alzare al 20 % la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e di portare al 20 % il risparmio energetico. L’attuale set-plan al 2030 mira ad ottenere una riduzione del 40% delle emissioni di gas serra, ad aumentare le energie rinnovabili al 32% e a raggiungere un risparmio energetico di circa il 32.5%. Ma è probabile che gli obiettivi al 2030 verranno presto resi più impegnativi. Anche perché l’asticella già fissata per il 2050 è la decarbonizzazione del continente. E per creare un’economia che macini utili mantenendo a zero l’impatto climatico l’idrogeno può essere uno strumento molto utile, soprattutto per i settori in cui l’elettrificazione e la decarbonizzazione sono più difficili.

 

A proposito dell'autore

Giornalista e divulgatore, da oltre 25 anni segue i temi ambientali. Tra i suoi libri, "Ecomafia" (Editori riuniti, 1995, con Enrico Fontana), "Far soldi con l’ambiente" (Sperling & Kupfer, 1996, con Giorgio Lonardi), "Il grande caldo" (Ponte alle grazie, 2004), "Soft economy" (Rizzoli, 2005, con Ermete Realacci).

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