Giovannini, Asvis: “Segnali incoraggianti per il dopo Covid19”

9 Giugno 2020 OPINIONI
Giovannini, Asvis: “Segnali incoraggianti per il dopo Covid19”

Enrico Giovannini: “Il colpo subìto dai fossili avrà effetti permanenti”

Lo choc economico da paralisi Covid-19 costerà molti posti di lavoro. Ma queste perdite possono essere recuperate. Il rischio maggiore è un altro: far deragliare la macchina produttiva. Spinti dalla paura di non farcela, si potrebbe essere tentati dal ripartire adottando schemi superati che portano a un rallentamento dell’innovazione e a un aumento dell’inquinamento e del rischio climatico. Si potrà evitare questa trappola?

“È stata proprio questa la mia preoccupazione quando si è delineata la dimensione che assumeva la pandemia: che si creass e un effetto rimbalzo dell’inquinamento, dopo il calo delle emissioni legato alla pausa forzata, come è avvenuto dopo la crisi economica del 2008-9”, risponde Enrico Giovannini, portavoce dell’Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile. “Oggi però sono meno preoccupato perché vedo vari segnali incoraggianti”.

Ce ne sono anche di negativi. Ad esempio il rallentamento nelle politiche contro l’usa e getta, la posticipazione dell’imposta sulla plastica, alcune voci che hanno chiesto un rinvio del Green Deal.

“È vero, sono tutti elementi che non vanno sottovalutati anche perché è in corso un confronto e l’esito è incerto. Tuttavia mi sembra che gli elementi che spingono verso un salto in direzione dell’efficienza, dell’innovazione, della riduzione dell’impatto ambientale siano più robusti di quelli che spingono in direzione contraria. Il primo alleato che vedo è l’opinione pubblica. Una serie di sondaggi mostra che la correlazione tra inquinamento e letalità del virus viene percepita e porta alla richiesta di un aumento di sicurezza che riguardi sia la salute che l’ambiente”.

Si tratta di incanalare in questa direzione un flusso di denaro molto consistente. Non sarà facile.

“E qui vengo al secondo motivo di un, prudente, ottimismo. Noi abbiamo utilizzato i fondi che avevamo a disposizione per proteggere il sistema sanitario e rispondere alla fase calda dell’emergenza. Per la fase di rilancio ci affideremo a finanziamenti che vengono dall’Unione europea. E l’Unione europea sta tenendo dritta la barra del Green Deal e della digitalizzazione. La Bei, la Banca europea degli investimenti, aveva già annunciato il taglio dei finanziamenti a investimenti basati sui combustibili fossili. E anche la Cassa depositi e prestiti ha sposato la linea di una transizione verso una società sempre meno impattante dal punto di vista ambientale”.

Dunque, lei osserva, il salto in avanti per il dopo pandemia ha il sostegno dell’opinione pubblica, di Bruxelles e di una buona parte della finanza. Ma i tempi devono essere rapidi. Servono progetti concreti e convincenti. Ci sono?

“Le città sono un altro elemento a favore di una visione ottimistica – aaggiunge Enrico Giovannini – La fase dell’emergenza ha costretto a cambiare le modalità di lavoro e di spostamento. Credo che alcuni benefici prodotti dallo smart working possano diventare strutturali. Così come nel decreto rilancio c’è un segnale interessante nel campo della mobilità. L’obbligo di avere un mobility manager, che finora aveva riguardato solo le aziende con più di 300 dipendenti, si estende alle imprese con 100 dipendenti”.

E in campo energetico qual è il trend?

“L’esigenza di limitare i contatti, assieme alla spinta a migliorare il proprio stato di salute e agli incentivi economici, rilancerà l’uso delle biciclette. E probabilmente anche di piccole auto elettriche. Per non parlare della maggiore percentuale di utilizzo delle fonti rinnovabili legata al calo dei consumi elettrici. Non voglio però dare l’idea di un percorso già scritto. Ci sono anche degli elementi di chiarezza programmatica che mi sarei aspettato di trovare nel decreto Rilancio e che non ho trovato. Ad esempio, l’obbligo per le imprese con più di 200 addetti che ricevono finanziamenti pubblici di una rendicontazione non solo sugli aspetti finanziari, ma anche su quelli legati all’impatto ambientale e sociale”.

Secondo lei Giovannini, la spinta verso l’innovazione in campo energetico che dovrebbe portare a ridurre l’uso dei combustibili fossili verrà rilanciata o rallentata dalla crisi?

“La partita è aperta. Ma secondo le analisi di molti esperti il colpo che hanno subito i combustibili fossili avrà effetti permanenti. In Europa ad esempio nessuno ha messo in discussione la decisione della Bei di tagliare gli investimenti. In Italia per rilanciare il processo d’innovazione – che va dalla ricerca di sistema all’applicazione delle migliori tecnologie disponibili – si dovrebbe usare una parte dei 19 miliardi di euro che ogni anno vanno a sostenere attività ad alto impatto ambientale”.

A proposito dell'autore

Giornalista e divulgatore, da oltre 25 anni segue i temi ambientali. Tra i suoi libri, "Ecomafia" (Editori riuniti, 1995, con Enrico Fontana), "Far soldi con l’ambiente" (Sperling & Kupfer, 1996, con Giorgio Lonardi), "Il grande caldo" (Ponte alle grazie, 2004), "Soft economy" (Rizzoli, 2005, con Ermete Realacci).

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