COVID19: un test per la rete elettrica che verrà

27 Aprile 2020 IN PRIMO PIANO
COVID19: un test per la rete elettrica che verrà

L’attuazione del lockdown per fronteggiare l’epidemia di Covid19 ha determinato un calo repentino dei consumi elettrici. Potrebbe essere controintuitivo, ma anche una forte contrazione della domanda può comportare dei problemi per la tenuta del sistema elettrico. Che ha dimostrato di reggere affidandosi alle sue risorse di flessibilità e resilienza. Ne parliamo nel nuovo approfondimento di RES Magazine con esperti Terna, Cnr e Rse.

COVID19: CALA LA DOMANDA DI ENERGIA

Per quanto riguarda il solo mese di marzo, la riduzione della domanda su scala nazionale è stata dell’11%, con valori ancora più significativi in Lombardia e Nord Est. E una minore domanda può destabilizzare la rete, per due ragioni principali. Ce lo ha spiegato Francesco Sergi, ricercatore del Cnr Itae, l’Istituto di tecnologie avanzate per l’energia di Messina.  “La prima è legata alle difficoltà previsionali sull’andamento dei consumi. Il sistema elettrico si basa sulla previsione della curva di carico, cioè dell’andamento della richiesta giorno per giorno, ora per ora. In base a questa previsione si attiva l’offerta dando precedenza alle fonti rinnovabili che, a differenza delle fossili, non comportano costi di alimentazione”.

La seconda concausa è da ricercare all’interno dell’offerta di elettricità: il ruolo delle fonti rinnovabili è cresciuto all’improvviso. La quota di produzione coperta dalle rinnovabili è arrivata al 44,8% contro il 38,4% del 2019. “Il sistema energetico è una macchina complessa – aggiunge Sergi – che ha bisogno di tempi di riorganizzazione che non si misurano in giorni o settimane”. Il nodo sta nella non programmabilità delle rinnovabili. E quindi nel ruolo, in prospettiva sempre più cruciale, per storage e interconnessione delle reti.

UN TEST PER LA FLESSIBILITÀ DELLA RETE

Questa emergenza è stata dunque un test per la flessibilità della rete. E una possibile anticipazione di come sarà il sistema tra qualche anno. “Certe giornate in aprile assomigliavano a come dovrebbe essere il sistema nel 2028, stando alle indicazioni del Pniec, il Piano energia e clima”, dice Luigi Mazzocchi di RSE. “Il sistema regge attingendo alle sue risorse di flessibilità – prosegue – E se, da un lato, il calo della domanda ha determinato una riduzione del costo dell’energia, dall’altro c’è stato qualche extra-costo determinato dai servizi di regolazione”.

Per ottenere questa flessibilità oggi il sistema fa molto affidamento su gas, idroelettrico e scambi con l’estero. Nel futuro prossimo, giocheranno un ruolo sempre più predominante storage – idroelettrico, storage stazionario, power to gas, vehicle to grid – e generazione distribuita, con l’ausilio di soggetti aggregatori.

COVID19 E RETE ELETTRICA: LE MISURE MESSE IN CAMPO DA TERNA

“Grazie a un’attenta gestione, il sistema è in grado di governare una situazione di basso carico”, sottolinea Giacomo Donnini responsabile Strategie, sviluppo e dispacciamento di Terna. Nel nuovo piano industriale di Terna si stimano in 1,5 miliardi l’anno gli investimenti finalizzati ad accompagnare la transizione energetica per rendere il sistema elettrico sicuro ed efficiente. In ottica di resilienza, un ruolo strategico lo riveste il potenziamento delle interconnessioni con l’estero.

Tra gli interventi ritenuti indispensabili, Donnini indica il collegamento HVDC Tyrrhenian Link tra Continente-Sicilia-Sardegna “per il quale siamo già all’ingegnerizzazione di dettaglio”, il completo rifacimento del collegamento Sardegna-Corsica-Italia (SA.CO.I.3) e il collegamento HVDC per il rinforzo della dorsale adriatica.

Il Piano indica anche una maggiore capacità di scambio con l’estero grazie alle nuove interconnessioni che “dopo il recente avvio dell’elettrodotto con il Montenegro interesseranno Francia, Svizzera, Austria, Slovenia e un nuovo cavo con la Tunisia. La maggiore capacità di interconnessione costituisce uno dei fattori abilitanti della transizione energetica perché è in grado di dare maggiore flessibilità al sistema in presenza di un aumento della capacità di generazione da fonti rinnovabili”.

 

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