Polveri sottili, le cause: mobilità, riscaldamento, agricoltura

18 Febbraio 2020 NEWS
Polveri sottili, le cause: mobilità, riscaldamento, agricoltura

Il quadro sull’inquinamento da polveri sottili con i dati del Cnr

Nel settore della mobilità l’Italia ha un problema rilevante che deriva da un assieme di cause. Ha il tasso di motorizzazione più alto d’Europa (a parte il Lussemburgo). In molte città la flotta di trasporto pubblico e il parco veicoli privati sono vecchi. Il microclima dell’area più densamente popolata, la pianura padana, è particolarmente sfavorevole. La somma di queste tre difficoltà ha fatto sì che nel 2018 il nostro Paese sia stato deferito dalla Commissione Europa alla Corte di Giustizia per il mancato rispetto dei valori limite per la qualità dell’aria. In particolare per i livelli delle polveri sottili (PM10). Di fronte a questa situazione cosa può fare la ricerca per aiutare a calibrare il mix di azioni più efficaci per ripulire l’aria?

POLVERI SOTTILI: EMISSIONI PUNTUALI E PARTICOLATO PRESENTE NELL’ARIA

“I nostri sforzi vanno in direzione della comprensione delle cause del problema”, risponde Francesco Petracchini, che è stato appena nominato direttore dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr. “Siamo di fronte a un fenomeno complesso che deve essere analizzato studiando le varie componenti e il loro peso relativo. Una prima distinzione è quella tra le emissioni puntuali e il particolato presente nell’aria, cioè quello che rimane in circolazione per settimane”.

L’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr, attraverso una campagna di monitoraggio e caratterizzazione della qualità dell’aria nel passato ha ricostruito la composizione del particolato sotto i 10 micron, cioè 10 millesimi di millimetro, la dimensione più insidiosa perché permette agli inquinanti di scendere in profondità nel nostro sistema respiratorio.

“In questo modo è stato possibile distinguere tra le emissioni dirette dovute a vari tipi di combustione, le particelle di origine naturale trasportate dal vento anche a grandi distanze, gli elementi dovuti all’abrasione degli pneumatici e dei freni, le sostanze che si formano in atmosfera in seguito all’azione di diversi fattori tra cui la radiazione solare”, continua Petracchini.

SMOG: INQUINAMENTO PRIMARIO E SECONDARIO

Dunque c’è un inquinamento primario e uno secondario. Uno di origine antropica e uno di origine naturale. Alle volte questa distinzione è stata evidenziata in termini fatalistici, come se ci si dovesse arrendere di fronte a un inquinamento prodotto da cause di forza maggiore come i venti del deserto che trasportano sabbia e particelle minute. Ma al contrario è proprio un’analisi scientifica in grado di misurare le responsabilità e le differenze luogo per luogo che può permettere di costruire un piano di intervento efficace. E per ottenere una importante riduzione della presenza di sostanze pericolose nell’aria che respiriamo.

“È difficile stabilire a livello nazionale una classifica esatta delle cause perché ci troviamo di fronte a una situazione caratterizzata da una grande variabilità”, spiega Petracchini. “Ad esempio negli street canyon una misurazione in prossimità delle emissioni può vedere la quota di inquinamento da PM10 derivante dal traffico arrivare al 50%. Ma complessivamente possiamo dire che questa causa vale attorno a un quarto del totale dell’inquinamento”.

POLVERI SOTTILI: IL RUOLO DEL RISCALDAMENTO A BIOMASSE

Non è poco, considerando anche il sensibile aumento di questa percentuale all’interno della parte più densamente popolata dei centri urbani. Ma resta da esaminare una fonte che gioca un ruolo centrale e che ha un peso correlabile o superiore al traffico: il riscaldamento.

“Negli ultimi anni sia per gli incentivi economici concessi che per la maggiore facilità di uso di pellet e cippato, stufe e camini sono stati più utilizzati e hanno cominciato a dare un contributo crescente alla concentrazione di polveri sottili, tanto che alcune città del Nord Italia ne hanno proibito l’uso al di sotto di una certa altitudine”, ricorda Petracchini. “Inoltre è vero che le nuove caldaie a maggiore efficienza hanno sensibilmente ridotto le emissioni, ma il problema è: chi controlla la loro manutenzione e l’utilizzo di un corretto combustibile?”

Dalle analisi effettuate dal Cnr in alcune zone montane del Lazio (Leonessa, Amatrice) è emersa una situazione che ricorda quella dei centri urbani ai tempi della benzina con il piombo: una consistente presenza di idrocarburi policiclici aromatici, una categoria particolarmente pericolosa per gli effetti cancerogeni di sostanze come il benzo(a)pirene. Gli studi del Cnr hanno dimostrato che quegli inquinanti derivavano dalla combustione locale di legna.

AGRICOLTURA E INQUINAMENTO SECONDARIO

A completare l’analisi delle cause c’è poi l’inquinamento secondario. E qui entra il campo l’agricoltura. “In atmosfera alcuni gas come l’ammoniaca o gli ossidi di zolfo reagiscono con le particelle presenti nell’aria e cambiano stato diventando solidi”, precisa Petracchini. “Così le emissioni di ammoniaca che derivano anche da allevamenti intensivi si ritrovano sotto forma di composti di origine secondaria all’interno del particolato”.

Dunque siamo in presenza di un mix di inquinanti molto articolato, in cui la componente industriale gioca ormai un ruolo residuale. Inoltre si può calcolare un 10-15 per cento di polveri di origine naturale (particelle provenienti dai deserti africani, spray marini carichi di cloro e sodio, polveri vulcaniche, tracce di incendi).

In presenza di una situazione prolungata di alta pressione, con ricambio di aria estremamente scarso (circostanza piuttosto frequente in pianura padana), l’inquinamento secondario non viene alleggerito e le continue immissioni causate dall’inquinamento primario fanno salire i valori di PM10 oltre i limiti di legge. Un quadro che suggerisce forti interventi di innovazione tecnologica e di sistema in tutti i settori che hanno una responsabilità rilevante nel produrre un rischio sanitario.

 

A proposito dell'autore

Giornalista e divulgatore, da oltre 25 anni segue i temi ambientali. Tra i suoi libri, "Ecomafia" (Editori riuniti, 1995, con Enrico Fontana), "Far soldi con l’ambiente" (Sperling & Kupfer, 1996, con Giorgio Lonardi), "Il grande caldo" (Ponte alle grazie, 2004), "Soft economy" (Rizzoli, 2005, con Ermete Realacci).

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