Hydrogen Challenge: Italia sostenibile anche grazie all’idrogeno

11 Ottobre 2019 NEWS
Hydrogen Challenge: Italia sostenibile anche grazie all’idrogeno

Le potenzialità dell’idrogeno come vettore energetico pulito illustrate a “The Hydrogen Challenge – 2019 Global ESGConference”

 

Un’Italia sostenibile e leader nel processo di transizione energetica. Questo l’obiettivo di Snam che vede nell’idrogeno la chiave per affrontare le nuove sfide poste dalla green economy. Nel contesto della lotta ai cambiamenti climatici e della crescente integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nelle strategie delle imprese, le potenzialità di quello che viene definito il “vettore energetico pulito del futuro” sono state illustrate nel corso dell’iniziativa “The Hydrogen Challenge – 2019 Global ESG Conference” organizzata il 10 ottobre a Roma, con il patrocinio del ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale e del Consiglio nazionale delle ricerche.

SNAM LANCIA THE HYDROGEN CHALLENGE

“L’idrogeno è una delle soluzioni energetiche del futuro: un kg di idrogeno riscalda una famiglia per due giorni, fa camminare una macchina per 130 km, produce 9 tonnellate di acciaio. È quindi un bene prezioso”,ha affermato il presidente di Snam Luca Dal Fabbro. Dopo l’avvio ad aprile della sperimentazione di una miscela di idrogeno al 5% e gas naturale nella rete di trasmissione al servizio di due aziende della zona di Contursi Terme (Salerno), “entro fine anno introdurremo nella rete di trasmissione del gas naturale un mix di idrogeno al 10%” sempre in Campania, ha annunciato l’ad di Snam Marco Alverà. “Sono proprio le regioni del Sud Italia, dalla Campania alla Puglia alla Sicilia, ricche di energia rinnovabile quelle chepotrebbero favorire l’affermazione dell’idrogeno come nuovo vettore di energia pulita nonché nuove opportunità di sviluppo e occupazione”.

BESSEGHINI, ARERA: L’INNOVAZIONE HA BISOGNO DI ATTORI INDUSTRIALI

Per parte sua il presidente dell’Arera, Stefano Besseghini, ha invitato a distinguere i vari passaggi, da un lato la ricerca e lo sviluppo, dall’altro l’innovazione. “Sono cose un po’ diverse”, ha osservato, rimarcando che “l’innovazione ha bisogno di attori industriali”. Il settore elettrico è un esempio di come queste fasi e i diversi attori protagonisti di ciascuna abbiano saputo integrarsi. Ad esempio in tema di smartgrid, e anche nell’idrogeno, ha proseguito, “l’Italia può giocare un ruolo, anche grazie alla presenza di un regolatore attento, che ha voglia di fare e di capire potenzialità e limiti, sedendosi al tavolo con gli operatori”.

I VALORI DELL’ECONOMIA DELL’IDROGENO

Secondo l’associazione HydrogenCouncil, di cui fa parte anche Snam, il valore dell’economia dell’idrogeno è destinato ad aumentare dai circa 100 miliardi di dollari l’anno di oggi a 2.500 miliardi di dollari nel 2050. L’idrogeno, elemento più abbondante dell’universo, presenta, infatti, numerosi vantaggi: non genera nei suoi vari utilizzi emissioni climalteranti e inquinanti; può essere trasportato e stoccato utilizzando le infrastrutture esistenti e con un costo inferiore all’elettricità; può essere prodotto da rinnovabili, con costi in forte diminuzione sia per solare ed eolico sia per gli elettrolizzatori; può decarbonizzare in modo efficace i cosiddetti settori “hard-to-abate” come siderurgia e raffineria; può essere impiegato nella mobilità sostenibile, attraverso l’utilizzo di celle a combustibile e può favorire l’integrazione fra produzione e consumo di energia, facendo leva sul suo ruolo di ponte fra elettricità e gas. Ad oggi, comunque, una delle principali sfide è rappresentata dalla sua produzione.

COME SI OTTIENE L’IDROGENO?

L’idrogeno in forma libera non è presente in natura ma può essere prodotto attraverso un’ampia gamma di processi chimici e fisici. Attualmente si ottiene principalmente per usi industriali a partire da gas naturale, attraverso un processo di conversione termochimica con produzione di CO2 (cosiddetto “idrogeno grigio”). A questa modalità può essere aggiunta la tecnologia di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS) per ottenere idrogeno decarbonizzato (“idrogeno blu”). Un’altra strada per la produzione di idrogeno è tramite elettrolisi dell’acqua, in cui viene utilizzata energia elettrica per “scomporre” l’acqua in idrogeno e ossigeno, senza produzione di CO2, e ottenere “idrogeno verde”. Modalità, quest’ultima, con la quale si produce oggi solo circa il 5% dell’idrogeno globale ma che, alla luce della progressiva riduzione del costo dell’energia solare ed eolica e degli elettrolizzatori, può rivelarsi un “game changer” per la transizione energetica.

GRAZIE ALLE RINNOVABILI, COSTI DI PRODUZIONE IN DISCESA

Bloomberg New Energy Finance stima che i costi di produzione dell’idrogeno verde potranno scendere di oltre il 70% nei prossimi dieci anni. Nello scenario al 2050,nello studio Snam-McKinsey presentato a Roma, l’idrogeno, dagli attuali 16 TWh, potrebbe arrivare a coprire quasi un quarto (23%) della domanda nazionale di energia entro il 2050 in uno scenario di decarbonizzazione al 95%: più dell’attuale quota di mercato combinata dell’elettricità generata da fonti rinnovabili e fossili (20% nel 2018). Lo scenario indica un potenziale da 218 TWh su 955 di consumi finali totali;in questo caso tutto o in gran parte di tipo “green” ossia di origine rinnovabile.

In particolare, ipotizzando che sia tutto da elettrolisi da fonte verde, servirebbe una capacità elettrolitica di 91 GW. I passaggi intermedi sarebbero 29 TWh al 2030 e 91 TWh al 2040.Lo studio evidenzia come i segmenti di domanda più attrattivi riguarderebbero i trasporti (40%) e il civile (32%), il resto viene da alcune applicazioni industriali (es. raffinazione, processi con calore ad alta temperatura) in cui viene già utilizzato l’idrogeno grigio.

L’APPLICAZIONE NEL TRASPORTO PESANTE

Il trasporto pesante su lunga distanza sarà uno dei primi segmenti in cui l’idrogeno potrà essere sostenibile economicamente. L’idrogeno raggiungerà la parità di costo totale con il diesel entro il 2030, anche senza incentivi. Mentre la miscela di idrogeno e gas naturale nella rete di distribuzione (fino ad una quota del 10-20%) per il riscaldamento domestico, è un altro potenziale ambito di sviluppo che si potrebbe verificare nel breve-medio termine. Inoltre l’idrogeno supporterà la diffusione su larga scala delle rinnovabili nella rete elettrica, agendo da strumento di flessibilità come valida opzione per lo stoccaggio stagionale.

Secondo lo studio, il costo dell’idrogeno potrà essere competitivo già entro il 2030, in anticipo rispetto ad altri mercati europei. Considerando la forte presenza di energie rinnovabili in Italia, l’idrogeno verde raggiungerà il punto di pareggio con l’idrogeno grigio derivante da gas naturale, 5-10 anni prima rispetto a molti altri Paesi, tra cui la Germania. Ciò rende l’Italia il luogo ideale per l’utilizzo su vasta scala dell’elettrolisi. Potremmo anche importare idrogeno dal Nord Africa a un costo inferiore del 14% rispetto alla produzione domestica.

Nell’occasione Snam ha firmato due accordi sui temi dell’energia sostenibile e dell’innovazione. Il primo è un memorandum of understanding con l’Autorità per l’Innovazione di Israele mirato a favorire la collaborazione tra Snam e aziende israeliane. Il secondo è un accordo quadro Snam-Cnr finalizzato a progettualità e analisi comuni per lo sviluppo dell’idrogeno e in generale dei gas rinnovabili e della mobilità sostenibile.

A proposito dell'autore

Giornalista, tra il 2006 e il 2016 direttore di Staffetta Quotidiana.

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