Colonnine di ricarica: ecco dove metterle

7 Ottobre 2019 MOBILITÀ , NEWS
Colonnine di ricarica: ecco dove metterle

Studio RSE per individuare le aree più idonne per colonnine di ricarica ad alta potenza

Le cause della scarsa penetrazione nel mercato italiano dei veicoli elettrici possono essere ricercate in diversi fattori. Un prezzo d’acquisto ancora elevato nonostante gli incentivi, un’infrastruttura di ricarica ancora poco diffusa e concentrata nelle grandi città, la scarsa diffusione di colonnine di ricarica a elevata potenza che permettano di percorrere grandi distanze con soste di durata ragionevole.

LE LINEE GUIDA PER L’INFRASTRUTTURA DI RICARICA

Per rispondere a queste criticità Rse si è posta come obiettivo quello di guidare un processo di infrastrutturazione il più possibile ottimale, lavorando a stretto contatto con alcune Regioni italiane. Uno dei primi output di questa attività è stato il documento ufficiale del 2015 redatto assieme a Regione Lombardia: “Linee Guida per l’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici”.

“L’obiettivo di quello studio”, spiega Filippo Colzi, responsabile progetto mobilità elettrica di Rse, “era duplice: individuare le caratteristiche di un’infrastruttura il più possibile funzionale e rispondente alle esigenze della popolazione, definendo quindi le migliori localizzazioni dei punti di ricarica per facilitarne l’accesso agli automobilisti. In secondo luogo identificare i requisiti tecnici generali che tutti i sistemi di ricarica accessibili al pubblico dovrebbero rispettare, in base a quanto stabilito dalla normativa europea e nazionale e allo scopo di ottimizzare il funzionamento e la fruibilità dell’infrastruttura di ricarica”.

COLONNINE DI RICARICA: DOVE METTERLE?

Perciò sono state identificate 3 localizzazioni prioritarie per i sistemi di ricarica “normal power” (7-22 kW), 3 localizzazione prioritarie per i sistemi “high power” (43-50 kW) e 25 disposizioni tecniche finalizzate a ottimizzare il funzionamento e la fruibilità dell’infrastruttura di ricarica.

Per quanto riguarda i sistemi di ricarica “normal power” accessibili al pubblico, utili quando i tempi di sosta sono abbastanza lunghi, “in primo luogo è stata indicata l’installazione lungo la strada, per dare la possibilità di caricare durante la sosta notturna agli utenti non dotati di parcheggio/box privato. Per una localizzazione ottimale il documento consiglia anche un’analisi della domanda di ricarica da effettuarsi zona per zona in base a parametri urbanistici e trasportistici specifici”.

Una tipologia utile per questo tipo di ricarica durate il giorno sono poi i parcheggi di interscambio dei grossi centri urbani e i poli attrattori del traffico “caratterizzati da forte afflusso di persone, quali centri storici, ospedali, centri commerciali, teatri/cinema, impianti sportivi”.

I LUOGHI ADATTI PER I SISTEMI HIGH POWER

Per quanto riguarda i sistemi di ricarica “high power”, i luoghi individuati sono stati le aree di servizio dei distributori di carburanti, le stazioni ferroviarie, gli aeroporti, i nodi del trasporto pubblico locale, i punti di sosta dei veicoli del car sharing e dei taxi, le aree di carico/scarico merci.

Quanto ai requisiti tecnici, prosegue l’ingegner Colzi, “Rse, Regione Lombardia e numerosi operatori hanno individuato sistemi di ricarica normal power alimentati al minimo a 22 kW (32 A trifase) e con la possibilità di ricaricare a una potenza compresa tra 7,4 kW (32 A monofase) e 22 kW (32 A trifase) per ogni punto di ricarica per autovetture e veicoli commerciali e pari ad almeno 3,7 kW (16 A monofase) per ciascun punto di ricarica dedicato a ciclomotori, motocicli e quadricicli”.

I sistemi di ricarica “high power” “devono invece garantire una potenza superiore a 22 kW e dovranno preferibilmente essere in grado di erogare una potenza di almeno 43 kW in corrente alternata (63 A trifase) o 50 kW in corrente continua. Su questo punto si nota però una forte evoluzione tecnologica: molti nuovi modelli di veicoli elettrici sono già in grado di ricaricare anche a 100 kW e sono installate anche in Italia alcune colonnine di ricarica che permetteranno di raggiungere addirittura i 350 kW, con un tempo di ricarica fino a 7 volte più breve rispetto alle colonnine high power diffuse attualmente”.

SMART CHARGING PER UNA RETE STABILE

Un’altra sfida per i prossimi anni, sulla quale è attiva Rse,  è l’interazione tra sistema di ricarica (colonnina-auto) e rete elettrica, in modo “da rendere un servizio di flessibilità, sia monodirezionale che bidirezionale”. Si tratta di progetti di ricarica intelligente o smart charging, che in prospettiva permetteranno una maggior stabilità del sistema, anche a fronte di un forte aumento della generazione rinnovabile e distribuita.

Proprio per portare avanti questa tematica (ma non solo) Rse intende realizzare nei prossimi mesi un’area sperimentale di 15 colonnine di ricarica di diversi produttori nelle proprie sedi di Milano e Piacenza e ha pubblicato sul proprio sito un avviso per individuare partner industriali da coinvolgere nella ricerca. Le attività previste vanno dai test di software per la gestione integrata dell’infrastruttura all’identificazione di potenziali criticità amministrative e regolatorie.

RICARICA BIDIREZIONALE

Venendo al tema della ricarica bidirezionale, infine,  Rse ha di recente realizzato presso la propria sede di Milano un centro di prova per la sperimentazione della tecnologia Vehicle to Grid  (V2G) grazie ad una collaborazione con Nissan, che ha fornito due auto Nissan Leaf, e con Enel X, che ha fornito due colonnine di ricarica bidirezionale. Grazie al V2G, i veicoli elettrici sono in grado di scambiare energia con la rete elettrica per la sua stabilizzazione. Le funzioni che verranno sperimentate comprendono un’ampia gamma di servizi ancillari, tra i quali anche l’ottimizzazione dei flussi energetici dell’utenza. “Durante i periodi di ricarica le batterie saranno impiegate come sistemi di accumulo energetico connessi alla rete, in grado di garantire vantaggi per il sistema elettrico e per i possessori delle auto”.

In merito ad alcune preoccupazioni sorte negli ultimi anni sull’incidenza della ricarica delle auto elettriche sul sistema di generazione elettrica nazionale, gli studi di Rse dimostrano come questa sia minima perché, afferma Colzi, “anche nello scenario ottimistico, ovvero 10 milioni di auto elettriche al 2030, l’incremento della domanda di energia elettrica non dovrebbe essere superiore al 5%”. Differente il discorso sulle reti di distribuzione, dove si potrebbe porre un problema di potenza, “ma il problema è principalmente territoriale. Occorre studiare le caratteristiche della rete a livello locale e trovare soluzioni intelligenti: ricariche a bassa potenza o in orari di ricarica sfalsati. Ma ci saranno tempo e modo di rinforzare la rete. Non si tratta di una criticità estrema e sia la ricerca che gli operatori si stanno attivando in questo senso”.

 

A proposito dell'autore

Giornalista, tra il 2006 e il 2016 direttore di Staffetta Quotidiana.

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