Beccarello, Confindustria: bene la SEN per rilanciare la clean energy italiana

21 maggio 2018 OPINIONI
Beccarello, Confindustria: bene la SEN per rilanciare la clean energy italiana

Intervista a Massimo Beccarello, vice direttore per le politiche industriali di Confindustria e professore di Economia industriale e della concorrenza all’università di Milano Bicocca

Grande apprezzamento è stato espresso da Confindustria sulla versione definitiva della Sen, con l’auspicio che gli obiettivi generali possano tradursi in provvedimenti di politica energetica certi e stabili nel tempo. Gli industriali ritengono che l’attuazione strutturale delle linee prefigurate nel documento possa costituire un volano di sviluppo per molti settori della green economy (efficienza energetica e fonti rinnovabili) sui quali l’industria manifatturiera italiana ha un’indiscussa leadership tecnologica a livello europeo. Peraltro la Sen, pur dando una prospettiva certa al settore e alle imprese che intendono produrre in Italia, deve rappresentare una sintesi ragionata fra gli indirizzi di politica climatica e quelli di sviluppo industriale, economico e sociale, da recepire nell’imminente Piano Nazionale Integrato Clima Energia, per definire una strada italiana per lo sviluppo sostenibile che punti sugli investimenti in nuove tecnologie e in R&S, sfrutti le economie di scala e implementi nuovi processi e nuovi prodotti.

Per Massimo Beccarello, vice direttore per le politiche industriali di Confindustria e professore di Economia industriale e della concorrenza all’università di Milano Bicocca, “nella Sen ritroviamo la traduzione operativa di una impostazione di policy già presente nel pacchetto Unione per l’energia presentata dalla Commissione Ue a fine 2014 in cui la ricerca, l’innovazione e la competitività rappresentavano una delle cinque aree tematiche estremamente importanti, coadiuvata dal programma Horizon 2020, assegnando fondi importanti alle tecnologie per la green economy, l’efficienza e le rinnovabili”.

Il passo successivo è il Piano Clima Energia che l’Italia deve predisporre entro il 2018.
“È un appuntamento importante – prosegue Beccarello – rispetto al quale, a mio avviso, si sono già fatti dei passi significativi. È stato individuato e sta entrando in una fase operativa concreta il cluster energia che dovrebbe raccogliere al suo interno le eccellenze sia sul piano della ricerca accademica sia sul piano dei principali centri di ricerca privati, dell’industria e dei settori. È il modello vincente che come Confindustria avevamo auspicato da tempo, allineato e attento alle priorità individuate dal Set Plan (Strategic Energy Technology) comunitario. È importante che l’impostazione di questo cluster sia inclusivo e quindi guardi alla dimensione della ricerca a trecentosessanta gradi, che è sicuramente quella di carattere ingegneristico e tecnologico; ma è importante che vi siano le dimensioni economiche, giuridiche e amministrative perché la fattibilità dei progetti è figlia anche degli strumenti, in particolare istituzionali e di mercato, con i quali poi si prefigura l’inserimento di queste tecnologie all’interno dei mercati. L’altro aspetto importante è promuovere la forte integrazione tra la ricerca accademica e l’industria privata. I presupposti ci sono tutti. Noi, come Confindustria, stiamo lavorando molto per consentire alle imprese di coordinarsi all’interno dei programmi di Horizon 2020 con i progetti accademici. E, da questo punto di vista, c’è una buona risposta territoriale”.

Non è che questa strategia viene gestita in maniera troppo centralistica?
“Dal nostro punto di vista il modello proposto, che poggia su Enea in quanto agenzia che ha una missione dal punto di vista istituzionale, è condivisibile. Soprattutto rispetto agli obiettivi di fare massa critica, in analogia con il modello tedesco dove sul Max Planck Institute e il Fraunhofer Institute si concentra tutta la potenzialità tedesca sia per quanto riguarda la ricerca di base sia quella di carattere più operativo. Non ho preoccupazioni non solo per la competenza e la leadership tecnologica che ha un soggetto come Enea, ma anche perché in questa fase, come sistema Paese, occorre garantire quelle condizioni organizzative capaci di fare massa critica rispetto alla sfida dei grandi progetti internazionali che sono principalmente quelli di Horizon 2020. Credo che le economie di scala, se così possiamo chiamarle, sul piano della cooperazione di ricerca siano il punto principale. Confido molto sulla competenza e sulla capacità organizzativa, purché l’inclusività non rischi di diventare autoreferenzialità”.

Mi sembra comunque che accedendo a quei fondi le imprese si stiano muovendo.
“Le nostre aziende – aggiunge Beccarello – hanno comunque guardato con interesse a questi programmi. Alcune realtà sono già entrate autonomamente all’interno di network internazionali, che non sempre avevano come capofila soggetti italiani, e questo è un segnale di vivacità, magari in settori di nicchia, per alcune realtà settoriali. È ovvio che vada perseguita una progettualità italiana. La prima parte del pacchetto energia, proposto in questa legislatura europea, e che vede la centralità di una strategia win-win, ovvero un grande programma di investimenti sulle tecnologie per la green economy che sia anche un volano di crescita occupazionale ed economica del territorio, presuppone che questa attivazione di domanda si traduca in attivazione di offerta, e quindi di crescita industriale per l’Europa”.

In questo quadro, mi sembra che un ruolo traino lo abbia assunto Rse, per esempio sulle smart grid nel programma Horizon 2020.
“Rse, anche per Confindustria, rappresenta oggi una delle eccellenze tra gli interlocutori che operano con particolare riferimento al settore elettrico, ma non solo, perché ha delle competenze che ha saputo sviluppare in altri campi. Noi stessi in molti progetti all’interno di scenari e valutazione strategiche per il mercato dell’energia troviamo sempre importante che Rse sia un soggetto coinvolto. All’interno di questo cluster abbiamo visto con piacere che Enea ha preso pienamente in considerazione anche la partecipazione di Rse, e non Paesepoteva essere diversamente, date le competenze che vi sono”.

Esistono quindi le condizioni per uno sviluppo della ricerca con una strategia win-win.
“Ci sono condizioni tali per cui si possano intercettare le risorse europee presentandoci con l’autorevolezza delle competenze presenti nel nostro Paese. Poi, occorre raccordare lo sviluppo industriale con la capacità di tradurre l’innovazione nella sua dimensione industriale. E per fare questo deve esserci non solo una politica di ricerca, ma una politica economica per il settore energetico, in grado di sviluppare le decisioni di implementazione delle nuove tecnologie e degli obiettivi di sostenibilità, tenendo conto di quello che è lo stato di maturazione di una offerta tecnologica a livello industriale nel territorio nazionale. Perché le eccellenze ci sono – conclude Beccarello – ma devono soprattutto trasformarsi in volano di sviluppo economico”.

Beccarello, Confindustria: bene la SEN per rilanciare la clean energy italiana ultima modifica: 2018-05-21T18:16:16+00:00 da Goffredo Galeazzi

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