Federico Testa. ENEA: “Bene SEN su ricerca. Serve più dialogo con imprese”

24 novembre 2017 NEWS , POLICIES
Federico Testa. ENEA: “Bene SEN su ricerca. Serve più dialogo con imprese”
Intervista a Federico Testa, presidente ENEA

La progressiva transizione verso modelli energetici a ridotte emissioni richiede un impegno importante a sostegno della ricerca e sviluppo di nuove tecnologie. Un impegno che deve riguardare tutti i settori, dalle rinnovabili alle tecnologie per la decarbonizzazione, dall’efficienza energetica ai trasporti. Nella Strategia energetica nazionale si indica, tra le priorità, un rinnovato investimento in ricerca e sviluppo, rafforzando l’impegno pubblico e creando le condizioni per attirare investimenti privati, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di soluzioni tecnologiche in grado di sostenere la transizione energetica a costi ragionevoli e di offrire opportunità di impresa e occupazione.

Con il presidente dell’Enea, Federico Testa cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sul ruolo che la SEN assegna alla ricerca pubblica e sulle aspettative di un suo rilancio.

“È importante lo spazio che la SEN dedica alla ricerca perché ci sono alcune sfide che dobbiamo affrontare e che devono portare a risultati significativi. Penso a tutto il tema della riduzione degli impatti della produzione energetica. La ricerca deve aiutarci in questo compito: attraverso l’aumento delle rinnovabili dobbiamo ridurre gli impatti e utilizzare di più il vettore elettrico. Credo che la partita importante sia riuscire a fare questi passaggi in maniera ordinata e coordinata, con una logica di medio lungo periodo. Per consentire di arrivare a un traguardo soprattutto attraverso la ricerca”.

Ha in mente qualcosa di specifico?
Faccio un esempio. Abbiamo bisogno di fare sostanziosi passi in avanti sullo storage: dobbiamo riuscire non solo a ridurre i costi ma ad aumentare la sicurezza dei sistemi e la sostenibilità ambientale di medio lungo periodo. Si tratta di uno degli snodi principali.

Su questo punto si sta facendo molto a livello mondiale e la Commissione europea spinge molto in questa direzione. La rete intelligente può minimizzare la richiesta di energia e ottimizzare gli usi.

Si tratta di un insieme di interventi….
Se un appartamento avrà bisogno di 13 kW nel momento di massimo consumo e adesso ne ha 3, senza una rete intelligente serviranno sempre 13 kW. Se invece riesco ad ottimizzare la rete, posso tarare la domanda su una media più bassa. Ma devo sapere che sto ragionando con questioni che hanno molto a che fare con la qualità della vita e la sicurezza delle forniture. Come garantire di non restare talvolta senza corrente perché il vicino sta utilizzando più energia elettrica di quanto programmato? Se non riusciamo a superare questo problema, alla terza volta che in un mese manca l’elettricità, la gente si attrezza e si compra un gruppo elettrogeno alimentato a gasolio. Molto inquinante.

Come si supera questo dilemma? Occorre fare uno sforzo per coordinare la ricerca?
Certo, abbiamo bisogno, e la SEN lo dice in maniera chiara, di fare sistema. E quindi dobbiamo provare a mettere insieme le risorse che abbiamo per ottenere i migliori risultati, superando le pulsioni ad andare avanti ognuno per conto suo. Pulsioni che esistono normalmente nel mondo della ricerca, purtroppo anche a livello di ricerca pubblica.

Come evitarle?
Un tema importante riguarda la condivisione e l’utilizzo delle infrastrutture di ricerca. Dobbiamo cercare di capire se riusciamo a pianificare le infrastrutture, a prescindere dalla proprietà fisica, su basi territoriali. Non ha senso duplicare o triplicare in alcune aree infrastrutture che vengono utilizzate due giorni alla settimana.

Ma il mondo della ricerca deve coinvolgere anche il sistema delle imprese. Mi pare che nel capitolo della SEN sulla ricerca ci sia molta enfasi sul raccordo pubblico – privato.
Ho la fortuna di lavorare in un ente che ha da sempre nel suo Dna il tema del trasferimento tecnologico e della permeabilità al sistema delle imprese. E quindi da questo punto di vista, per quel che ci riguarda, siamo abbastanza avanti. Ma non basta. Abbiamo bisogno che la ricerca sia meno autoreferenziale e punti a soluzioni per affrontare i problemi che abbiamo davanti.

Questo non vuol dire naturalmente che non ci debba essere la ricerca di base. Un ente pubblico di ricerca ha anche il dovere di porsi il problema di come far crescere la diffusione della ricerca nel nostro Paese. Tenendo conto che diffondere la ricerca in Italia, un Paese dove il tessuto industriale è per più del 90 per cento fatto di medie e piccole imprese, è completamente diverso che farlo in altre realtà.

E poi nella SEN c’è più di un richiamo a confrontarsi con le strutture internazionali.
Certamente, occorre mettersi in gioco sui bandi internazionali, europei e non solo. Significa aprire i laboratori agli scambi con gli altri Paesi. Le faccio un esempio. Abbiamo approvato un piano triennale che in quattro anni porterà in Enea 670 ricercatori su un totale di 760 nuovi ingressi.Questo ci permetterà di rinnovare il personale di ricerca senza oneri ulteriori per lo Stato, di immettere linfa nuova, giovani a cui trasferire l’esperienza di chi è in uscita, limitando al massimo il precariato.

Ci stiamo muovendo cofinanziando dottorati di ricerca in accordo con le università – conclude Federico Testa – Abbiamo già accordi in questo senso con Bologna, con Brescia e Bergamo dove apriremo a breve due nuovi laboratori per essere più presenti in un territorio che è la locomotiva d’Italia. Uno dei due laboratori sarà dentro al Kilometro rosso, il Parco Scientifico Tecnologico alle porte di Bergamo che ospita, tra gli altri, la Brembo, l’ufficio studi di Italcementi, il Mario Negri. L’idea è cofinanziare dottorati di ricerca, portando questi giovani ricercatori a studiare nelle università e a fare esperienza nei nostri laboratori condividendo le infrastrutture di ricerca. Alla fine del dottorato avremo gente che ha fatto unpercorso ricco di relazioni internazionali.
Chi è bravino potrà andare al Fraunhofer Institute, uno dei più importanti istituti di ricerca applicata in Europa. Chi è bravo potrà aspirare all’MIT. Chi è bravissimo resterà in Enea.

Federico Testa. ENEA: “Bene SEN su ricerca. Serve più dialogo con imprese” ultima modifica: 2017-11-24T12:17:27+00:00 da Goffredo Galeazzi

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