Terna: più sicurezza, resilienza e rinnovabili. I vantaggi della interconnessione

5 novembre 2017 NEWS , POLICIES
Terna: più sicurezza, resilienza e rinnovabili. I vantaggi della interconnessione

Intervista a Luigi Michi, responsabile strategie e sviluppo di Terna

La necessità di dare impulso agli obiettivi dell’Energy Union non può prescindere dallo sviluppo delle infrastrutture tra i Paesi europei. Un obiettivo di interconnessione minima per l’energia elettrica, da raggiungere entro il 2020, è stato fissato al 10% della capacità di produzione elettrica installata negli Stati membri. A fine novembre 2016, Bruxelles ha presentato un Pacchetto di proposte legislative e non, il cosiddetto Winter Package, che definisce il quadro normativo e regolatorio del mercato dell’energia per guidare la transizione energetica verso l’attuazione degli obiettivi fissati dal Consiglio Europeo del 2014 in termini di riduzione di CO2, efficienza energetica e sviluppo delle fonti rinnovabili al 2030. Lo sviluppo infrastrutturale è stato oggetto di un apposito atto normativo del 2013, che contiene gli orientamenti per lo sviluppo dei corridoi energetici infrastrutturali trans-europei attraverso la selezione di progetti prioritari nel settore gas ed elettricità, e ridefinisce gli strumenti e le strategie di sviluppo di tali corridoi infrastrutturali energetici. Per sommi capi è questo il quadro europeo entro cui si muove il nostro gestore della Rete di trasmissione.

Chiediamo a Luigi Michi, responsabile strategie e sviluppo di Terna, come questi regolamenti e direttive europee possono contribuire, e in che misura, a una maggiore integrazione dei mercati elettrici europei.

“L’integrazione dei mercati elettrici tra Paesi confinanti è elemento centrale degli obiettivi della Commissione in materia energetica. Ricordo, solo per citare due dei provvedimenti più recenti, la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio “Raggiungere l’obiettivo del 10% di interconnessione elettrica. Una rete elettrica pronta per il 2020” (COM 2015-82) – in cui l’aumento della capacità di interconnessione viene chiaramente individuata come centrale in “una strategia per un’Unione dell’energia resiliente, corredata da una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici”. L’obiettivo della Commissione al 2030 è poi quello di raggiungere il traguardo del 15% come livello delle interconnessioni transfrontaliere in rapporto alla capacità di produzione elettrica installata in ciascuno degli Stati membri.Ricordo anche un altro passaggio fondamentale, ovvero il nutrito insieme di proposte legislative noto come Pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei” (c.d. Clean Energy for All Europeans, CEP) pubblicato dalla Commissione europea il 30 novembre 2016.

Gli obiettivi che si pone la Commissione sono quelli della decarbonizzazione e della sicurezza energetica e le infrastrutture di rete rappresentano uno degli strumenti abilitanti al raggiungimento di questi obiettivi nel modo più economico ed efficiente possibile; e le interconnessioni tra reti di trasmissione di Paesi confinanti sono un elemento centrale della transizione energetica. I loro benefici sono riassunti nel CEP e classificati in 5 macro punti:

  1. le interconnessioni consentono di realizzare il mercato interno dell’elettricità e generano prezzi più vantaggiosi per tutti i cittadini europei;
  2. le interconnessioni consentono di integrare al meglio le energie rinnovabili, essendo il sistema in grado di tollerare un livello sempre maggiore di generazione provenienti da fonti non programmabili e non dispacciabili e della generazione distribuita;
  3. le interconnessioni aumentano la sicurezza dell’approvvigionamento, in quanto permettono di offrire una maggiore capacità sui mercati dei Paesi confinanti e, al contempo, di evacuare l’energia locale per ridurre la dipendenza energetica;
  4. le interconnessioni, come i corridoi energetici trans-europei, sono progetti che – di fatto – rinforzano la cooperazione tra gli Stati membri;
  5. gli investimenti nelle interconnessioni sottintendono, come vantaggio collaterale, l’opportunità di sviluppare la tecnologia europea, l’occupazione, la competitività e la leadership globale delle industrie virtuose dal punto di vista della sostenibilità e del basso impatto ambientale.

È chiaro che l’aumento dell’interconnessione non deve neanche diventare un dogma: nuove linee dovranno e potranno essere realizzate solo laddove i benefici attesi saranno effettivamente superiori ai costi delle infrastrutture. È altrettanto evidente che i benefici che portano le infrastrutture di rete – stante il livello di fragilità in termini di adeguatezza e sicurezza di diversi sistemi elettrici europei – sono spesso di ordini di grandezza superiori ai loro costi.

Per promuovere l’interconnessione, sulla base dei benefici attesi, l’Europa ha introdotto la definizione di Progetti di interesse comune, cui sono riservati facilitazioni autorizzative e di accesso ai finanziamenti. In particolare l’Art. 4 del Regolamento (UE) n. 347/2013 definisce Progetto di Interesse Comune (Project of Common Interest, PCI) quello che ha significativi effetti positivi su almeno due Stati membri, contribuendo all’integrazione del mercati dell’energia elettrica e ad una maggiore concorrenza nel perimetro dell’Unione, migliorando la sicurezza dell’approvvigionamento energetico e contribuendo all’incremento di produzione dell’energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili (FER) e alla riduzione delle emissioni di CO2.

Il suddetto Regolamento stabilisce che, affinché un progetto di trasmissione dell’energia elettrica e/o di stoccaggio concorra ad essere eletto PCI ai sensi del Regolamento (UE) n. 347/2013, esso deve essere incluso nel Piano di Sviluppo Europeo (Ten-Year Network Development Plan, TYNDP), predisposto da ENTSO-E in ottemperanza al Reg. (CE) n. 714/2009, e sottoposto ad una rigorosa analisti costi benefici.

Da ultimo occorre ricordare come l’integrazione dei mercati non si basa solo sulle infrastrutture ma anche su adeguati strumenti di regolazione e di attuazione della stessa (software e processi) tali da permettere l’approvvigionamento di risorse nei Paesi confinanti. Nell’ambito di un preciso quadro regolatorio i gestori di rete e operatori di mercato europei stanno andando avanti nei diversi progetti di integrazione dei mercati (infragiornalieri e di bilanciamento) proprio con l’obiettivo di aumentare l’efficienza nei mercati e la sicurezza energetica (aumentando il novero di risorse su cui poter contare e mettendole in concorrenza)”.

In un convegno del febbraio scorso lei ha sostenuto che le tensioni create dal deficit di offerta nucleare in Francia nel periodo del picco invernale di domanda abbiano evidenziato che la situazione di eccesso di capacità di generazione emersa in Italia negli ultimi anni non esiste più. A maggior ragione, quindi, è indispensabile sviluppare la capacità di interconnessione con i sistemi elettrici degli altri Paesi per garantire una maggiore sicurezza e ridurre i costi di approvvigionamento dell’energia elettrica. Nel vostro ultimo piano di sviluppo indicate “maggiore capacità di scambio con l’estero stimata fino a circa 5.000 MW”. E dei 7,8 miliardi di investimento il 23% sarà dedicato alla capacità di interconnessione.
Allo stato attuale la capacità d’interconnessione italiana è principalmente localizzata sulla frontiera Nord del Paese, collegata con i quattro paesi confinanti Francia, Svizzera, Austria e Slovenia. Ci sono altre direttrici su cui lavorate, o ritenete di rafforzare quelle esistenti?

Che l’overcapacity non ci sia più non è stato evidenziato soltanto dalla ridotta disponibilità di nucleare francese dello scorso inverno, abbiamo avuto tensioni anche nella scorsa estate così come nell’estate del 2015. Nei momenti di stress la capacità termoelettrica effettivamente disponibile non sono i 56 GW installati ma circa 35 GW, e il margine di riserva nei momenti di stress di cui dispone il Paese è 5-6 GW, comprensivo dell’import, con rischi evidenti in caso di tensioni sui mercati e sistemi elettrici confinanti (come appunto è accaduto lo scorso inverno in Francia).

Puntiamo a rinforzare le interconnessioni con tutta la frontiera Nord, con nuove linee verso la Francia, la Svizzera, l’Austria e la Slovenia. Stiamo completando il primo cavo di interconnessione con il Montenegro. E poi c’è il progetto verso la Tunisia, che ha un significato sicuramente elettrico – ma anche politico – perché potrà essere volano per gli investimenti in rinnovabili e altre infrastrutture di rete in Nord Africa. Per la realizzazione di quest’ultimo cavo saranno essenziali il contributo economico sia della Tunisia che della Commissione Europea.

Ricordo che tra i progetti candidati ad essere eletti PCI ci sono le interconnessioni coi quattro Paesi confinanti sulla frontiera settentrionale (nello specifico le interconnessione tra le stazioni di Grande Ile (FR) e Piossasco (IT) altresì nota come “Piemonte-Savoia”, tra Airolo (CH) and Baggio (IT), tra Lienz (AT) e la regione Veneto (IT) e tra Salgareda (IT) e l’area che insiste sui nodi di Divača e Bericevo (SI)).

In aggiunta, la lista include anche il collegamento in cavo sottomarino tra Villanova (IT) e Lastva (ME) per collegare la nostra penisola ai Balcani, il cavo verso la Tunisia e il nuovo HVDC a 200 kV “Sacoi3” tra Sardegna, Corsica e Toscana che avrà una potenza fino a 400 MW, in modo da soddisfare le esigenze di rete delle due isole a livello di regolazione di tensione e di gestione in sicurezza dell’eolico sardo.

Voglio soffermarmi solo sul nuovo collegamento HVDC Italia-Francia, che permetterà di incrementare di 1.200 MW la capacità di trasporto massima tra i due Paesi di import verso l’Italia a partire dal 2020 (entrata in esercizio prevista entro la fine del 2019), con un aumento di circa il 40% rispetto al valore di picco attuale e un risparmio energetico di almeno 150 milioni l’anno.

L’interconnessione Italia-Francia, è un progetto unico al mondo per le soluzioni ingegneristiche e tecnologiche utilizzate, identificato dalla Commissione europea tra i Progetti di Interesse Comune (PCI). Con i suoi 190 km (equamente distribuiti sul territorio italiano e quello francese) sarà un elettrodotto in corrente continua cavo, completamente integrato con il sistema infrastrutturale di trasporto e risulterà di fatto invisibile. Per minimizzare l’impatto paesaggistico, infatti, la linea in corrente continua a 320 kV è stata progettata in modo da integrarsi con le infrastrutture stradali e autostradali esistenti e varcherà la frontiera attraverso la galleria di sicurezza del Frejus.

Per un sistema elettrico maggiormente interconnesso, quale ruolo possono giocare gli interconnector?

Gli interconnector previsti dalla Legge 99/09 giocano un ruolo molto importante nella strategia di Terna di potenziamento delle infrastrutture di interconnessione con l’estero.

L’idea degli interconnector si basa su un finanziamento da parte dei grandi energivori di 2.500 MW di nuove infrastrutture di interconnessione. In cambio gli energivori avranno capacità riservate sulle linee che finanziano, che saranno gestite in esenzione dalla disciplina del diritto di accesso dei terzi e beneficiano in anticipo, attraverso un sofisticato meccanismo di mercato, della possibilità di approvvigionare energia dall’estero con un costo di congestione ridotto.

Il programma realizzativo degli interventi relativi alle opere di interconnessione previste nel medio e nel lungo periodo nel  piano di sviluppo di Terna di quanto consentirà di aumentare la capacità di trasporto disponibile in termini di MW?

L’esame dei segnali provenienti dai mercati esteri e degli scenari di evoluzione dei sistemi elettrici in Europa e nei Paesi limitrofi, indica che l’incremento della capacità di interconnessione dell’Italia è vantaggioso:

  1. Sulla frontiera Nord (Francia, Svizzera, Austria e Slovenia), a fronte di un differenziale di prezzo che, in base alle previsioni attualmente disponibili, tenderà a mantenersi generalmente elevato;
  2. Sulla frontiera con il Sud Est Europa (SEE), dove si riscontra una capacità produttiva diversificata e competitiva in aumento nel medio-lungo periodo, in alternativa a gas e petrolio, sulla base delle risorse minerarie e idriche presenti nei Balcani e grazie alle potenziali sinergie con i sistemi elettrici dell’area;
  3. Sulla frontiera con il Nord Africa, di rilevanza strategica (Italia e Tunisia), costituendo uno strumento addizionale per ottimizzare l’uso delle risorse energetiche.

Il Piano di Sviluppo 2017 di Terna – trasmesso lo scorso 31 gennaio al Ministero dello Sviluppo Economico – è profondamente aggiornato rispetto ai piani precedenti sia nei contenuti (si pensi ad esempio all’applicazione della nuova Analisi Costi Benefici (ACB 2.0) che ha introdotto nuovi indicatori di natura elettrica e in particolare di natura ambientale) che nella forma, ma mantiene comunque saldi i suoi obiettivi cardinali: integrazione della fonte rinnovabile (circa il 26% degli investimenti), miglioramento della sicurezza e qualità̀ del servizio (circa il 25% degli investimenti), sviluppo della capacità d’interconnessione fino a circa 5.000 MW (circa il 23% degli investimenti), risoluzione delle congestioni di rete (circa il 21% degli investimenti) e, naturalmente, interventi di connessione alla Rete di Trasmissione Nazionale.

Quali sono i potenziali benefici, economici e ambientali, derivanti da un sistema energetico interconnesso?

L’uso efficiente delle interconnessioni è una condizione cruciale per il buon funzionamento del mercato elettrico e comporta indiscutibili benefici:

  1. un aumento della penetrazione delle fonti rinnovabili, e una conseguente riduzione delle emissioni di CO2 e di altri inquinanti, quali SOx, NOX, polveri sottili e ceneri;
  2. una riduzione dei costi sul mercato dell’energia e dei costi di servizi di dispacciamento;
  3. un aumento della sicurezza energetica.
  4. un aumento della resilienza del sistema elettrico e della continuità del servizio.

Vale la pena infine sottolineare tali benefici sono conseguibili con sviluppi infrastrutturali sempre più significativamente orientati alla massima sostenibilità ambientale, anche in termini di riduzione dell’impatto visivo e paesaggistico.

Terna: più sicurezza, resilienza e rinnovabili. I vantaggi della interconnessione ultima modifica: 2017-11-05T11:17:10+00:00 da Goffredo Galeazzi

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