Interconnessione in Europa: intervista ad Alberto Pototschnig

5 novembre 2017 OPINIONI
Interconnessione in Europa: intervista ad Alberto Pototschnig

Una maggiore interconnessione elettrica tra i Paesi europei non è un sogno affidato a grandi investimenti di là da venire, ma una possibilità concreta a costi ridotti. Basta organizzare meglio quello che già c’è. E in questo modo si potrebbe dare maggiore sostenibilità ai sistemi elettrici nazionali nell’era dell’immissione crescente di quote di energia rinnovabile; un trend che offre molti vantaggi, ma ha bisogno di una rete solida in grado di compensare la non programmabilità di alcune delle nuove fonti.

È questa la proposta di Alberto Pototschnig, direttore dell’Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (Acer): “Il Rapporto annuale di monitoraggio offre una buona fotografia della situazione: oggi utilizziamo la metà del potenziale di interconnessione che abbiamo a disposizione. Dunque, fermo restando che in prospettiva si potranno studiare rafforzamenti infrastrutturali, la cosa più ragionevole da fare nell’immediato è usare le possibilità che abbiamo già a disposizione”.

E perché non è stato fatto finora?
“Ci sono varie ragioni. Una è che la priorità va agli scambi interni: è un atteggiamento che risale all’epoca in cui i mercati non erano aperti se non per ragioni eccezionali di sicurezza o di stabilità. Ma c’è anche da dire che una parte delle strozzature è all’interno degli Stati e non ha senso economico immaginare un’eliminazione totale di questi colli di bottiglia: bisogna fare di volta in volta un calcolo costi – benefici”.

Cosa si può fare per migliorare la situazione?
“Per prima cosa ci vuole un maggior coordinamento tra i gestori di rete, da implementare nelle varie regioni. E poi si tratta di rivedere il metodo di calcolo della capacità di interconnessione per offrire ai decisori uno strumento adeguato di valutazione, una misura economica più precisa. Oggi il segnale che arriva è distorto: si tende a considerare euro reali quelli da investire ed euro potenziali i benefici che si otterranno”.

Parliamo invece di vantaggi concreti?
“Le do questo numero. Già oggi i vantaggi che derivano dall’interconnessione elettrica europea sono pari a un miliardo di euro, vale a dire che in assenza di questi sistemi i vari Paesi avrebbero dovuto spendere un miliardo per far fronte alla domanda che viene soddisfatta grazie all’interconnessione. Una razionalizzazione dell’esistente potrebbe portare altri benefici pari a 200-250 milioni di euro. E con nuove infrastrutture di collegamento si potrebbe aggiungere alla torta del risparmio ottenuto qualche altro centinaio di milioni di euro. Ci sono zone, come il confine tra Italia e Austria e quello tra Germania e Polonia in cui il differenziale di prezzo è particolarmente significativo. Dunque il tema dell’interconnessione è di grande importanza e va affrontato ottimizzando le risorse a disposizione”.

Interconnessione in Europa: intervista ad Alberto Pototschnig ultima modifica: 2017-11-05T10:31:55+00:00 da Antonio Cianciullo

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