Strategia energetica nazionale: le proposte per la ricerca

15 giugno 2017 NEWS , POLICIES
Strategia energetica nazionale: le proposte per la ricerca

“L’Italia, nonostante la presenza di eccellenze, mostra una situazione di R&D nel settore energetico ancora in sofferenza, a causa delle limitate risorse economiche, della frammentazione degli attori coinvolti e dell’assenza di coordinamento”. Proprio questa situazione impone che “prima di pensare al pur importante e possibile incremento della spesa pubblica, passaggio fondamentale sarà una razionalizzazione e semplificazione degli strumenti esistenti, in modo da incrementare l’efficacia della spesa”. In altre parole si tratta di rivedere la governance della ricerca, per superare la frammentazione e la dispersione delle competenze e degli stanziamenti. È quanto propone la Strategia energetica nazionale, pubblicata martedì dai ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, nell’ampio capitolo dedicato a Tecnologia, Ricerca e Innovazione. Vanno create “le condizioni affinché la partecipazione dell’industria e dei centri di ricerca pubblici e privati italiani ai programmi di ricerca previsti sia dal SET Plan europeo che da Mission Innovation sia più incisiva e meno frammentata di quanto avvenuto in passato”.

LE INIZIATIVE INTERNAZIONALI PER LA RICERCA IN CAMPO ENERGETICO

A livello internazionale l’Italia ha aderito all’iniziativa multilaterale Mission Innovation, che include 22 Nazioni più la Commissione europea, con l’obiettivo di promuovere l’accelerazione dell’innovazione tecnologica a supporto della transizione energetica attraverso un aumento significativo di fondi pubblici dedicati alla ricerca cleantech. In quest’ambito, l’Italia si è impegnata a raddoppiare il valore del portafoglio delle risorse per la ricerca pubblica in ambito clean energy, da 222 milioni € nel 2013 a 444 milioni nel 2021. E per le sue competenze, il nostro paese ha assunto un ruolo di co-leadership sullo sviluppo delle Smart Grids, insieme a Cina e India. Inoltre, il sistema nazionale ha mostrato interesse anche sui carburanti alternativi, sui materiali innovativi e sul riscaldamento e raffreddamento zero emission. Per supportare questo impegno, il ministero dello Sviluppo economico, incaricato del coordinamento di Mission Innovation, ha dato vita a due livelli di governance: il primo con una “task force” dei ministeri coinvolti e competente per la parte sul raddoppio dei fondi pubblici; la seconda con una task force operativa, rappresentata dai principali enti di ricerca pubblici, Enea, Rse e Cnr.

A livello europeo invece, è stato attivato lo Strategic Energy Technology (SET Plan), punto di riferimento per gli investimenti a livello di Ue, con lo scopo di accelerare lo sviluppo e la diffusione di tecnologie a basse emissioni di carbonio, migliorando le nuove tecnologie, riducendo i costi attraverso il coordinamento delle attività di ricerca nazionali e contribuendo a finanziare progetti. La Commissione europea ha anche promosso il programma Horizon 2020 che riunisce in un’unica cornice le misure per ricerca ed innovazione, al cui interno l’energia ha un posto rilevante con un budget di circa 6 miliardi € per il periodo 2014-2020.

LE CRITICITÀ SU RISORSE E BREVETTI

La Strategia energetica nazionale in consultazione non nasconde i ritardi accumulati nel tempo. Le risorse destinate alla ricerca energetica sono inferiori rispetto ai partner europei: 0,6 miliardi € rispetto a 0,8 miliardi della Germania e a 1,1 della Francia. Altro punto critico riguarda la registrazione di brevetti, settore nel quale l’Italia non occupa un ruolo di rilievo nel panorama europeo, contribuendo nel 2014 allo 0,7% dei brevetti mondiali in ambito energetico rispetto, ad esempio, al 7% della Germania e al 3% della Francia. Per quanto riguarda la partecipazione italiana a Horizon 2020, nel triennio 2014-2016, nonostante una forte dinamicità della presenza italiana con oltre 2.300 operatori partecipanti ai bandi, il tasso di successo dei progetti a coordinamento italiano è stato pari solo al 9,4% (media Ue 14,5%) e il contributo finanziario per l’Italia è stato pari a 112,4 milioni di euro (7,8% del budget allocato). “Da ultimo, non in ordine di importanza, le politiche sul lato della domanda di tecnologie sono state e sono inadeguatamente correlate con quelle sul versante dell’offerta”. E’ lì a dimostrarlo “l’ingentissimo sforzo finanziario” per le rinnovabili che non ha prodotto ricadute significative né in innovazione né in filiere produttive.

Vi è poi una attenta disanima dell’intervento pubblico a sostegno di ricerca e innovazione in campo energetico. La Ricerca di sistema elettrico dispone di risorse nel triennio 2015-17 per 210 mln €; Enea è finanziata con poco meno di 150 mln/anno, utilizzati prevalentemente per le spese di funzionamento; la Cassa per i servizi energetici e ambientali è dotata di un fondo pari a circa 100 mln/anno di cui una quota è utilizzata però per interventi per la crescita economica, mentre sulle rimanenti risorse dal 2017 sono stati posti alcuni vincoli; un ulteriore strumento da attivare deriva dai proventi delle aste di CO2, destinabili ad attività di ricerca e di sviluppo e a progetti dimostrativi per l’abbattimento delle emissioni; infine il credito di imposta, che fa parte del Piano nazionale Industria 4.0, è finalizzato a stimolare la spesa privata in R&S non solo nel settore energetico e ha una capienza di 1,2 miliardi l’anno fino al 2020.

Tuttavia, si legge nella Sen, le risorse gestite direttamente dalle amministrazioni pubbliche hanno dato luogo a una produzione insoddisfacente di risultati, a una insoddisfacente correlazione tra l’attività pubblica (lato offerta e domanda di tecnologie) e il sistema produttivo, a un “utilizzo non coordinato, talora parziale e farraginoso, degli strumenti già disponibili”.

LE PRIORITÀ: SICUREZZA, EFFICIENZA, MA ANCHE RINNOVABILI E NUOVI MATERIALI

Prendendo a riferimento le priorità della strategia dell’Unione dell’energia e del SET plan, la Sen indica per l’Italia la necessità di individuare le opzioni tecnologiche alle quali dare priorità, “tenendo conto dei punti di forza del sistema nazionale e delle esigenze di sistema”. I temi individuati, perché “sussiste, insieme, una sufficiente presenza degli organismi di ricerca, un interessante sostrato industriale e un rilevante interesse di sistema”, sono le fonti rinnovabili, i sistemi di accumulo, i dispositivi d’impianto per la sicurezza del sistema elettrico, la mobilità elettrica, le bioraffinerie, i materiali, i processi e i sistemi per l’efficienza energetica dell’industria e degli edifici. Il tutto coinvolgendo importanti player industriali “per mantenere e accrescere il presidio nazionale in settori strategici per il sistema energetico del futuro”.

In ultimo il documento inviata a considerare che “l’evoluzione del mix energetico e dell’assetto dei mercati coinvolgerà in modo crescente e in un ruolo attivo nuovi soggetti e nuove risorse, a più livelli di tensione”. Per questo motivo ricerca e innovazione in tecnologie dovranno contribuire a “rendere leggibile il sistema e più intelligenti le reti” e a “sostenere lo sviluppo degli strumenti necessari per la gestione in sicurezza delle reti e del sistema elettrico”.

Tenendo conto che la Strategia energetica nazionale è propedeutica alla preparazione del Piano energia e clima, da trasmettere a Bruxelles entro gennaio 2018, dove andranno indicati gli obiettivi nazionali e di finanziamento per la ricerca e l’innovazione, pubbliche e private, oltre alle politiche e le misure volte a favorire la cooperazione con altri Stati membri, diviene quindi “imperativo” razionalizzare e potenziare la ricerca e l’innovazione nel settore energetico.

Strategia energetica nazionale: le proposte per la ricerca ultima modifica: 2017-06-15T15:39:11+00:00 da Goffredo Galeazzi

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