Sisma Centro Italia le analisi del Cnr per studiare le deformazioni del terreno

2 dicembre 2016 NEWS
Sisma Centro Italia le analisi del Cnr per studiare le deformazioni del terreno

L’area deformata dalle scosse di sisma del 30 ottobre 2016 si estende per circa 1.000 chilometri quadrati. Per avere un termine di paragone, si tratta di una estensione poco inferiore a quella della città di Roma. Le deformazioni variano da alcuni centimetri fino ai 70 registrati nei 130 chilometri quadrati intorno all’epicentro, vicino Norcia.

Questo tipo di misurazioni è reso possibile dal lavoro dell’IREA, l’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Cnr: “Il monitoraggio che realizziamo – ci spiega Riccardo Lanari, direttore dell’IREA – si basa su dati forniti da sistemi radar satellitari. Sono radar ad apertura sintetica che permettono di scattare un’immagine della superficie terreste misurando i tempi di ritorno di un impulso. Il confronto tra le immagini, prima e dopo l’evento sismico, ci consente di rilevare eventuali deformazioni”.

“Uno dei vantaggi di questi strumenti è che utilizzano microonde: possono quindi passare attraverso le nuvole e funzionare anche di notte. Sono strumenti molto precisi in grado di rilevare deformazioni dell’ordine di pochi centimetri”. L’analisi della distribuzione superficiale delle deformazioni è fondamentale per studiare le origini del sisma. Si possono capire le faglie coinvolte, l’estensione, la profondità. Contribuisce a “delineare lo scenario del rischio sismico dell’Appennino”.

Questi dati hanno un livello di dettaglio utile – ma non sufficiente – nella valutazione degli effetti del sisma sugli edifici: “Possiamo analizzare il tipo di deformazione che ha colpito uno specifico edificio. Tuttavia, la risposta di un edificio a una deformazione è determinata da una miriade di parametri costruttivi. Noi forniamo delle misure che vanno valutate in un quadro più complesso”.

LA TOMOGRAFIA SAR PER L’ANALISI DELLO SCENARIO POST-SISMA

L’evoluzione per questo tipo di analisi è la tomografia SAR (acronimo di Synthetic Aperture Radar). “Al pari della tomografia in ambito medico, illuminando un corpo da diversi angoli è possibile ricostruirne il volume. Sfruttando i satelliti che osservano da angoli diversi è possibile quindi ricostruire la volumetria degli edifici”. Sommando questi dati allo studio delle deformazioni otteniamo una foto in 4 dimensioni (spazio-tempo) dell’area analizzata: “Possiamo studiare sia la distribuzione volumetrica, sia come evolve nel tempo. La nostra ambizione è applicare queste tecniche nello scenario post sismico per capire come è cambiata la volumetria a causa dei crolli, senza dover andare a ispezionarli”.

Dunque, una tecnologia che potrebbe rivelarsi fondamentale già nella prima fase emergenziale, soprattutto in virtù della possibilità di essere utilizzata indipendentemente dalle condizioni meteo o dal fatto che sia giorno o notte: “L’idea è quella di farla con velivoli leggeri per essere subito operativi”. Un filone di ricerca importante ma bisognerà aspettare non poco per vederne le applicazioni. “Abbiamo la tecnologia – conclude Lanari – anche se tutto ciò va tradotto in un sistema. È una frontiera interessante ma ancora lontana”.

Sisma Centro Italia le analisi del Cnr per studiare le deformazioni del terreno ultima modifica: 2016-12-02T11:11:44+00:00 da Francesco Sellari

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