Biofuel: la “seconda generazione” si fa strada in Europa. Ma serve ancora tanta ricerca

28 ottobre 2016 IN PRIMO PIANO
Biofuel: la “seconda generazione” si fa strada in Europa. Ma serve ancora tanta ricerca

Noti già a metà dell’Ottocento, tornati in auge a seguito delle prime crisi petrolifere negli anni ‘70, e definitivamente affermatisi dagli anni ‘90, i biocombustibili rientrano oggi tra gli strumenti su cui l’Unione Europea punta per promuovere la low emission mobility. Una strategia che oggi si sta ridefinendo anche alla luce delle criticità che la prima generazione di biocombustibili ha portato con sé: dai problemi di carattere etico per ciò che concerne la competizione con la tradizionale produzione agricola alle emissioni di gas serra determinate dal cambio d’uso dei suoli (il cosiddetto ILUC – Indirect land-use change).

In attesa dei nuovi target 2020-2030 per la politica energetica europea nei trasporti, lo scorso anno il Parlamento europeo è intervenuto sulle precedenti direttive relative alla qualità dei carburanti e alla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, stabilendo un quadro di riferimento per l’adozione di carburanti alternativi per il settore dei trasporti. Per l’Unione Europea, l’obiettivo è arrivare al 2020 con un 10% di fonti alternative nei carburanti. La direttiva 2015/1513, che entrerà in vigore nel 2017, ha stabilito che non più del 7% di questo ammontare potrà essere coperto con biocarburanti da colture alimentari come lo zucchero, l’amido e gli oli vegetali. Ciascun Paese membro inoltre dovrebbe fissare, entro l’aprile 2017, un obiettivo minimo per gli advanced biofuels derivanti, ad esempio, da biomasse di scarto o alghe. Il valore, non vincolante, proposto in sede comunitaria è lo 0,5% del 10% totale di energie rinnovabili nei trasporti.

Di recente la Commissione Europea è tornata sul tema in una comunicazione del 20 luglio 2016. Nel testo, la Commissione sottolinea che l’apporto dei biocarburanti tradizionali al processo di decarbonizzazione del settore dei trasporti è “limitato” e ribadisce che la loro produzione non potrà ricevere investimenti pubblici dopo il 2020. La commissione sta studiando proposte per promuovere il loro progressivo abbandono, magari imponendo alla rete di distribuzione di garantire anche una certa quota di biocarburanti di seconda generazione, anche se al momento questi ultimi risultano non essere ancora competitivi: c’è ancora tanta ricerca da fare per aumentarne la resa energetica e per renderli convenienti per gli operatori del mercato.

A cura di Francesco Sellari

Biofuel: la “seconda generazione” si fa strada in Europa. Ma serve ancora tanta ricerca ultima modifica: 2016-10-28T12:05:46+00:00 da Francesco Sellari

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