Dalla rete all’auto e viceversa: la sperimentazione V2G di Enel

3 ottobre 2016 MOBILITÀ , NEWS
Dalla rete all’auto e viceversa: la sperimentazione V2G di Enel

La mobilità elettrica sta sperimentando una sempre maggiore integrazione intelligente con la rete di distribuzione anche grazie a soluzioni come il V2G, il Vehicle to Grid. Si tratta di una configurazione che permette alle automobili “a batterie”, quando necessario, di fornire energia alla rete. All’inizio del 2016, Enel, in partnership con Nissan, ha avviato una sperimentazione in Danimarca con l’installazione di 40 unità V2G, mentre in maggio la fase di test è partita anche nel Regno Unito. Qui il progetto prevede l’installazione di 100 unità V2G in 100 siti predefiniti con privati e gestori di flotte aziendali.

Ma come funziona il V2G? Partiamo dalle auto: si tratta di veicoli elettrici standard ma per il momento solo marchi giapponesi, non europei. “Il servizio viene offerto solo con vetture che provengono dal mercato giapponese – spiega Federico Caleno, responsabile ‘New technologies e global innovation’ della Business Line infrastruttura e reti di Enel – perché supportano un protocollo di comunicazione tra rete e veicolo, denominato CHAdeMO, capace di gestire i comandi necessari alla fase di scarica della batteria e quindi al trasferimento di energia dalla batteria dell’auto alla rete. Il protocollo adottato oggi dalle auto europee non lo consente ancora ma i comitati di standardizzazione stanno lavorando per adattarlo a questo tipo di utilizzo”.
La vera innovazione tecnica sta nella stazione di ricarica: “Ciò che la contraddistingue è il convertitore bidirezionale che consente quindi la trasformazione da corrente alternata – rete – a corrente continua – batteria – e viceversa. Ogni stazione di ricarica può attualmente restituire energia alla rete con una potenza di 10 kW”

Una volta connessa la vettura all’infrastruttura, il sistema V2G, partendo dalle esigenze dell’utente, è in grado di “capire” quando è più conveniente ricaricare la batteria dell’automobile e quando invece è meglio utilizzarla per supportare la rete: “Nel caso della sperimentazione danese, l’azienda che ha sottoscritto il contratto (la società energetica Frederiksberg Forsyning di Copenaghen, ndr) ha richiesto di avere le automobili cariche la mattina alle sette. Dunque nel lasso di tempo tra quando le vetture rientrano in azienda nel pomeriggio e il mattino seguente, il sistema è in grado di ottimizzare le fasi di ricarica e di restituzione di energia alla rete, quando la rete lo richiede”. Le flotte aziendali che hanno orari prefissati di ricarica e quindi di connessione all’infrastruttura sono al momento l’applicazione ottimale per il V2G: “si ottimizza l’aggregazione delle auto e la fornitura della potenza richiesta dal gestore della rete di trasmissione”.

I benefici per la rete del V2G sono diversi: avere delle stazioni di ricarica integrate nella rete elettrica limita la “pressione” generata dalla domanda della mobilità elettrica e al tempo stesso consente una migliore integrazione di energia da fonti rinnovabili. Immaginiamo che tutte le vetture elettriche in circolazione potessero, quando richiesto, aiutare la rete condividendo l’energia accumulata nelle batterie. Questa che potremmo definire “rete mobile di salvataggio” diviene sempre più necessaria nel momento in cui aumenta la quota di produzione di energia da fonti rinnovabili, fonti per loro natura non programmabili. Già oggi, se tutti i 18.000 veicoli elettrici Nissan del Regno Unito fossero collegati alla rete energetica, fornirebbero la stessa quantità di energia di una centrale da 180 MW.

E i benefici per l’utente finale? È ancora difficile dire con precisione quanto si potrebbe risparmiare. “Attraverso il progetto in Danimarca, stiamo esplorando il mercato e le abitudini dei clienti – ci spiega Marco Gazzino Responsabile ‘Partnership e Innovation Intelligence’ di Enel – L’utente finale non può valorizzare le proprie auto nel mercato dell’energia perché, prese singolarmente, il loro contributo è troppo piccolo per potervi prendere parte. Enel invece, aggregando questi asset, è in grado di catturare valore sul mercato dell’energia. I clienti finali potrebbero essere remunerati in diversi modi, ad esempio un’ipotesi potrebbe essere consentire all’utente la ricarica gratuita della propria vettura”.

Quando il V2G arriverà anche in Italia? Dal punto di vista tecnico non ci sarebbero problemi. Allo stato attuale però in Italia e Spagna il quadro regolatorio non è abilitante, mentre i altri paesi, come il Regno Unito, hanno già affrontato il tema. In Danimarca – conclude Gazzino – il gestore di rete locale si è dimostrato aperto a valutare progetti ‘ad hoc’ e le barriere all’ingresso al mercato dei servizi di regolazione sono tra le più basse in Europa. Per questa ragione siamo partiti da lì”.

Di Francesco Sellari

Dalla rete all’auto e viceversa: la sperimentazione V2G di Enel ultima modifica: 2016-10-03T12:04:50+00:00 da Francesco Sellari

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