E-mobility: nell’arco di 5 anni costi competitivi ma manca la rete

26 settembre 2016 MOBILITÀ , NEWS
E-mobility: nell’arco di 5 anni costi competitivi ma manca la rete

“La mobilità elettrica è destinata a crescere in tempi rapidi perché risponde a entrambe le sfide che abbiamo davanti: ridurre le emissioni di CO2 per frenare il cambiamento climatico e ridurre gli inquinanti presenti nell’aria per abbattere l’impatto sanitario dell’inquinamento”. Giuseppe Mauri, responsabile del progetto di ricerca sulla mobilità elettrica di RSE, parte dalla strategia europea per la mobilità a basso impatto ambientale per tracciare un quadro dei nostri spostamenti nei prossimi anni.

Le auto elettriche rappresentano però una promessa spesso ripetuta e ancora scarsamente realizzata. Sarà questa la volta buona? La volta in cui gli ostacoli verranno realmente rimossi? “Partiamo dagli ostacoli che sono principalmente due: i prezzi e la ricarica”, risponde Mauri. “Credo che nell’arco di circa 5 anni il differenziale di costo tra un’auto a combustibili fossili e un’auto elettrica verrà praticamente azzerato perché scenderanno i prezzi delle batterie che rappresentano il punto debole dell’auto con la spina. Oggi sono di serie macchine con batterie da 30kWh che garantiscono un’autonomia di 250 chilometri, ma è già stata presentata un’utilitaria con una batteria da 60 kWh che dichiara un’autonomia di 400 chilometri. È la stessa autonomia di una Fiat 127 degli anni Settanta: da questo punto di vista l’obiettivo della parità è virtualmente raggiunto. Con questi numeri il 95% dei percorsi quotidiani di chi si muove in Europa può essere garantito dalle auto elettriche”.

Già, ma per godere di questa autonomia di movimento bisogna ovviamente poter ricaricare la batteria. E qui si arriva alla resistenza più difficile da superare: la rete di alimentazione. Proprio un team RSE ha dimostrato che si può raggiungere Bruxelles in auto elettrica partendo da Milano, ma per raggiungere l’obiettivo ha dovuto usare alcune accortezze. Per una persona meno attrezzata e volenterosa che abita in una zona interna anche andare a fare un bagno al mare con l’auto elettrica oggi è un’impresa difficile, tanto che il mercato al momento più vivace è quella delle ibride, che fanno fare alla mobilità un passo in direzione dell’elettricità ma rimangono a metà del guado.

“È vero le ibride crescono più rapidamente in tutto il mondo. In Italia poi abbiamo una grossa carenza dei sistemi di ricarica veloce, quelli che permettono di ricaricare la batteria all’80% in 20 minuti”, concorda Mauri. “Al momento in Italia ci sono 5.500 auto elettriche abilitate ad andare in autostrada più i quadricicli leggeri e circa un migliaio di punti di ricarica lenta. Quello che manca per dare la spinta decisiva al mercato della mobilità elettrica è un sistema di ricarica veloce sulle autostrade e sulle strade di lunga percorrenza”.

La buona notizia – aggiunge Mauri – è che il bando di finanziamento per il piano nazionale per la ricarica dei veicoli elettrici sembra abbia avuto successo: i 30 milioni di euro messi a disposizione per realizzare infrastrutture di ricarica dovrebbero così alimentare un volano da circa 100 milioni di euro. Calcolando che una colonnina di ricarica veloce costa 50 mila euro (contro i 10 mila euro di una ricarica lenta) vuol dire che si potrebbero realizzare 2 mila punti di ricarica veloce. Basterebbero o non sarebbe meglio puntare sul ricambio della batteria, una proposta avanzata dalla Renault? “Sarebbero un contributo molto importante. Mentre la tecnologia del ricambio sembra superata: la start up israeliana Better Place che l’aveva proposta è fallita e le difficoltà tecniche legate al maggior peso della batteria e alla necessità di optare per un modello unico di batteria stanno spingendo in direzione della ricarica veloce”, continua Mauri. “Direi che il punto su cui c’è ancora incertezza è piuttosto un altro: come effettuare la ricarica in città. Due persone su tre in Italia hanno la possibilità di alimentare la macchina utilizzando un posto auto o un box. Ma il terzo rimanente?”.

Il problema si pone in maniera consistente anche perché i 20 milioni di italiani che non hanno a disposizione una presa per l’auto sono concentrati nelle grandi città. I punti di ricarica lenti rappresentano una vera soluzione o la possibilità che subiscano atti vandalici o siano bloccati da una macchina parcheggiata davanti alla colonnina rappresenta un deterrente sufficiente a bloccare l’acquisto di una vettura elettrica? “Su questo tema ci sono pareri diversi. La ricarica lenta può essere utile in un parcheggio di scambio o vicino a un museo, ma in generale credo che, per chi non ha il box o il posto auto, sarebbe meglio puntare su un sistema di ricarica veloce anche in città come sta facendo Milano”, osserva Mauri.

E le alternative all’elettrico: l’idrogeno e i biocombustibili? “Per l’idrogeno siamo molto indietro rispetto all’auto elettrica: l’efficienza è più bassa, i costi più alti. I biocombustibili invece costituiscono già una realtà perché entrano come componente nelle benzine. Ma, visto che le loro emissioni dal punto di vista dell’impatto sanitario dell’inquinamento sono equivalenti agli omologhi fossili, sarebbe più opportuno pensare a un loro uso più largo nel settore dell’aviazione: in quel caso si abbattono le emissioni serra e le polveri sottili restano ben distanti dai nostri polmoni”.

Di Antonio Cianciullo

E-mobility: nell’arco di 5 anni costi competitivi ma manca la rete ultima modifica: 2016-09-26T10:56:45+00:00 da Antonio Cianciullo

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