Ricercatori italiani: competitivi ma ancora troppo pochi

6 giugno 2016 NEWS , POLICIES
Ricercatori italiani: competitivi ma ancora troppo pochi

Nel Pnr l’energia gioca un ruolo importante ma il piano, che stanzia 2,5 miliardi di euro in 3 anni, ha uno sguardo più ampio. Punta a sostenere la ricerca di base perché “ha la forza economica e la libertà necessarie per investire nell’ignoto, per proiettare il proprio sguardo nel lungo periodo, per consentire quei cambi di paradigma che permettono all’industria di rispondere alle sfide mutevoli della società”. Difende la “centralità del sapere” come base identitaria dell’Unione europea. E traccia una panoramica schietta della situazione italiana.

Il quadro appare confortante sotto due profili. Il primo è la qualità dei ricercatori italiani che “sono ancora pochi rispetto al necessario, ma sanno competere ed eccellere sia nel numero e nella qualità delle pubblicazioni scientifiche, sia nel vincere i bandi internazionali più prestigiosi, come quelli dell’European Research Council”.

Dal punto di vista delle pubblicazioni scientifiche non va male anche se potrebbe andare meglio. Siamo all’ottavo posto nel mondo (più di 1.200.000 pubblicazioni complessive nel periodo 1996-2014); dietro alla Francia (1.555.629) e alla Germania. (2.176.860). In testa alla graduatoria, a livello globale, troviamo gli Stati Uniti, che superano gli 8,6 milioni di pubblicazioni nel periodo considerato, seguiti dalla Cina a quota 3,6 milioni. I lavori scientifici italiani vengono apprezzati: la media delle citazioni ottenute è paragonabile a quella di Germania e Francia, ed è particolarmente elevata nelle aree dell’ingegneria e della medicina.

Se poi, invece di guardare solo al numero assoluto di pubblicazioni, prendiamo in considerazione il rapporto tra investimenti in R&S e lavori scientifici, l’Italia balza al terzo posto della classifica mondiale, superando anche gli Usa: mettendoci in linea con gli investimenti saremmo sul podio mondiale.

Il secondo punto di forza è il fatto che siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa (dopo la Germania) e abbiamo un gruppo abbastanza numeroso di piccole e medie imprese leader nei propri settori e con una capacità di innovazione superiore alla media: il 41,5% del totale ha svolto attività di innovazione nel triennio 2010-2012. Meno dei tedeschi (55%), ma più della Francia (36,7%) e della media dell’Unione europea (36%).

Nel complesso però l’Italia finisce tra gli Innovatori moderati nel ranking europeo elaborato nell’ambito dello IUS 2015 che considera l’insieme del comparto industriale: la nostra performance innovativa complessiva nelle attività di R&S nel 2014 è pari solo all’80% della media europea.

Gli ostacoli che dobbiamo ancora superare sono molti. In Italia, nel 2011, si contavano 4 addetti alla R&S ogni mille abitanti (nel 2010 erano 3,7) rispetto ad una media europea di 5,3. E 4,85 ricercatori ogni 1000 abitanti, rispetto ad una media europea di 7,72. Inoltre la quota di laureati sulla popolazione di età compresa tra i 30 e i 34 anni è il 21,7% contro una media europea del 35,8%. E anche sotto il profilo dei brevetti siamo a 71,6 per milione di abitanti rispetto a una media europea di 112,6.

A cura della Redazione

Ricercatori italiani: competitivi ma ancora troppo pochi ultima modifica: 2016-06-06T15:53:36+00:00 da Francesco Sellari

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