Corrente continua: la rivincita di Edison?

23 marzo 2016 OPINIONI
Corrente continua: la rivincita di Edison?

Intervista a Gianni Silvestrini, presidente del Green Building Council Italia e direttore scientifico del Kyoto Club

Come scorrerebbe la nostra vita quotidiana se l’elettricità, la forma di energia più fluida, più flessibile e più in crescita, fluisse e venisse utilizzata in forma continua invece che alternata? Di fronte a ricerche di frontiera come quella in cui si sono impegnati Enea e Nedo, può sembrare una domanda moderna. Invece è antica. All’inizio del Novecento la Westinghouse e la Edison si diedero a lungo battaglia su questo fronte sostenendo tesi contrapposte. Alla fine la spuntò George  Westinghouse con il sostegno di Nicolas Tesla e fu corrente alternata. La scelta fu determinata – ovviamente – dalla convenienza. Quando il mercato elettrico assunse dimensioni ampie fu necessario privilegiare l’energia che poteva essere più facilmente ed economicamente trasportata. E questa energia era l’elettricità alternata che superava meglio la prova dei lunghi tragitti.
Eppure oggi, proprio nell’epoca in cui dalle distanze nazionali si passa a quelle globali si riaffaccia l’ipotesi della corrente continua. Vale dunque la pena capire il perché, le ragioni tecniche e di sistema che hanno riaperto i giochi. È realistica una rivincita della corrente continua a un secolo di distanza? Possiamo immaginare che il ventesimo secolo sia stato il regno della corrente alternata e che il ventunesimo sia quello della corrente continua? Lo abbiamo chiesto a Gianni Silvestrini, presidente del Green Building Council Italia e direttore scientifico del Kyoto Club, che ha appena chiuso l’ultima edizione di un libro in cui il futuro dell’energia si intreccia con il futuro del clima (“2 gradi”, Edizioni Ambiente).

“L’evoluzione tecnologica procede con una rapidità tale da rendere difficile questo tipo di previsione”, risponde Silvestrini. “Quello che è certo è che si sono già inseriti due fattori potenti che giocano a favore della corrente continua. Il primo è la crescita delle fonti rinnovabili che ormai rappresentano più della metà della potenza dei nuovi impianti installati su scala globale: è tutta elettricità che arriva sotto forma di corrente continua. E il secondo è che, in modo parallelo all’offerta, si sta allargando anche la domanda: i computer, i cellulari, i tablet, l’illuminazione, preferiscono la corrente continua. Se questi sistemi vengono collegati in modo diretto, senza passare per gli inverter, le perdite si abbattono e l’efficienza aumenta sensibilmente”.

Dunque emerge la fisionomia di una casa che traina la volata della corrente continua?
No. Andiamo per ordine. Partiamo dagli elementi del mercato già maturi. Il primo volano della svolta verso la corrente continua sono i data center. Parliamo di un settore responsabile del 10% dei consumi elettrici totali: sono sacche di iperconsumo elettrico, ognuna pesa quanto una piccola città. E ognuna si trova più a suo agio con la corrente continua perché tutti i dispositivi che la nutrono sono di quel tipo. In questo caso con la corrente continua si può avere un risparmio energetico misurabile tra il 10 e il 30%.

Va bene. Allora la casa si trova al secondo posto?
Neanche. Al secondo posto ci sono gli uffici, i supermercati, i centri commerciali. Anche qui, consumi elettrici crescenti tutti trainati da dispositivi che per loro natura preferiscono la corrente continua: computer, schermi, illuminazione, raffrescamento.

Per il terzo mi arrendo.
Peccato, era il momento di insistere. È al terzo che figura la casa. Anche perché un numero crescente di abitazioni nei paesi a industrializzazione avanzata somiglia agli uffici: vari computer, router, wifi, palmari, tv, impianti hifi, aria condizionata. Io mi occupo professionalmente di case ad alta efficienza e a basso consumo e posso dire che è un mercato appena agli inizi: c’è moltissimo da fare per garantire il confort abbassando la richiesta di elettricità.

E la corrente continua è la risposta?
È una delle possibili risposte.  C’è un interessante studio dell’Unione europea che mostra le possibilità di miglioramento delle prestazioni di un sistema elettrico in cui si inserisce la corrente continua. Ma la forma che prenderà questo inserimento è ancora molto incerta.

È possibile immaginare la convivenza dei due sistemi?
Direi che è un’ipotesi molto probabile. Ma anche così restano molte incertezze: quali saranno i pesi dei due sistemi? Sarà una vera e propria convivenza o un dialogo a distanza? Cioè ci saranno aree governate dall’una e aree governate dall’altra? O all’interno della stessa casa si disporrà di due reti che servono diversi elettrodomestici?

Quali sono gli elettrodomestici che preferiscono l’alternata?
Le lavatrici, le lavastoviglie, i televisori, i forni a microonde, i dvd, le pompe di calore. È un pacchetto consistente: o si rivoluziona tutta l’industria del settore o bisogna avere nelle case un doppio sistema di alimentazione.

Un sistema ibrido, come nelle auto?
Sì, in qualche modo la similitudine tiene. Anche se nel caso delle automobili i due motori convivono nella stessa struttura, mentre in questo caso ci sarebbero due sistemi che convivrebbero nella stessa abitazione. Tra l’altro proprio le auto elettriche e il loro possibile sviluppo sono un altro punto a vantaggio della corrente continua.

Ma torniamo al punto da cui è partita questa chiacchierata. Un secolo fa la continua è stata battuta dall’alternata essenzialmente perché era più facile trasportarla su lunghe distanze. Ora che le distanze sono aumentate perché lo scenario potrebbe rovesciarsi?
Proprio l’esperimento che vede l’ENEA in prima fila riguarda la trasmissione su lunghe distanze, la possibilità di utilizzare queste tecnologia per rendere più efficienti le super grid. L’era dei superconduttori ha cambiato le regole del gioco. E le prospettive del settore elettrico.

di Antonio Cianciullo

Corrente continua: la rivincita di Edison? ultima modifica: 2016-03-23T09:00:57+00:00 da Antonio Cianciullo

Articoli correlati