Certificati bianchi: l’efficienza per l’industria

14 luglio 2015 IN PRIMO PIANO
Certificati bianchi: l’efficienza per l’industria

Nel nuovo approfondimento di RES Magazine, torniamo a parlare di efficienza, concentrandoci questa volta sull’industria e sul meccanismo dei Titoli di efficienza energetica, i cosiddetti certificati bianchi.

Si tratta, come spiega il GSE – Gestore Servizi Energetici, di “titoli negoziabili che certificano il conseguimento di risparmi energetici negli usi finali di energia attraverso interventi e progetti di incremento di efficienza energetica”. Introdotti a partire dal 2004, i certificati bianchi hanno interessato dapprima i distributori di energia elettrica e di gas naturale e poi tutte le attività industriali (energivore e non).

La Strategia Energetica Nazionale punta molto su questo strumento, prevedendo che tramite i TEE venga raggiunto il 60% del risparmio energetico fissato come obbiettivo per il 2020. Nel solo 2014, il GSE ha autorizzato il Gestore dei Mercati Energetici ad emettere complessivamente 7,5 milioni di TEE corrispondenti a un risparmio di energia primaria conseguito pari a 2,7 Mtep.
Lo strumento si va progressivamente affinando diventando più selettivo nella scelta dei progetti da finanziare, in modo da stimolare la ricerca di soluzioni tecnologicamente più avanzate. Infatti, dopo una prima fase nella quale venivano finanziati interventi di tipo standard (ad esempio sull’illuminazione), oggi i certificati vengono rilasciati prevalentemente per progetti più strutturati di efficientamento dei processi produttivi, come ci spiega Marco Borgarello che guida l’Energy EfficiencyResearch Group di RSE SpA – Ricerca sul Sistema Energetico.

Il sistema nel suo complesso è stato accolto favorevolmente dal mercato, ma ci sono ancora margini di miglioramento: “In agosto ci sarà la consultazione sulle nuove linee guida per quanto riguarda i titoli di efficienza energetica – ci dice Alessandro Pascucci di Federesco –  e ci aspettiamo qualche novità. Ci vorrebbe una baseline di riferimento per valutare lo stato dell’arte di un certo settore  prima di operare con indicazioni più strutturate coinvolgendo magari gli operatori del settore. E qualche chiarimento in più su tematiche come il TAU (il fattore moltiplicativo del contributo che tiene conto delle diverse aspettative di vita dei vari impianti)”. “Dopo il lungo rodaggio, questo strumento di incentivazione andrà rafforzato in coerenza con gli ambiziosi obiettivi climatici che ci aspettano, cioè con la riduzione nella UE del 40% delle emissioni climalteranti al 2030”, conclude Gianni Silvestrini direttore scientifico del Kyoto Club e presidente del Green Building Council Italia.

Certificati bianchi: l’efficienza per l’industria ultima modifica: 2015-07-14T15:32:50+00:00 da Redazione

Articoli correlati