Innovazione e ricerca per l’Energy Union

30 Marzo 2015 IN PRIMO PIANO
Innovazione e ricerca per l’Energy Union

La ricerca tra le cinque priorità della Commissione Europea per lo sviluppo di uno stabile e sicuro mercato unico dell’energia

Lo scorso 25 febbraio la Commissione europea ha presentato la sua strategia per lo sviluppo dell’Unione dell’Energia: è il tema a cui dedichiamo questo nuovo approfondimento di RES Magazine.

La strategia illustra le priorità che devono orientare le scelte politico-negoziali e gli investimenti per sviluppare un mercato unico continentale. La comunicazione della Commissione risente inevitabilmente del delicato momento geopolitico e delle turbolenze che interessano il Medio Oriente e la Russia. L’UE punta a negoziare con una voce unitaria le condizioni di approvvigionamento di materie prime, ma allo stesso tempo pone maggiore enfasi sull’innovazione e sulla ricerca viste ormai come strumento imprescindibile per un settore energetico più stabile e sicuro.

Dopo aver presentato più nel dettaglio i “cinque pilastri” sui quali dovrà fondarsi l’ Unione dell’Energia  Marcello Capra, del ministero dello Sviluppo Economico, sottolinea come vada positivamente salutato “il rinnovato impegno previsto dall’Unione per l’Energia per gli investimenti in ricerca e innovazione per lo sviluppo di tecnologie per la green economy”. Un nuovo impegno che punta a preservare la leadership europea nello sviluppo delle tecnologie per l’energia. Soprattutto nel settore delle smart grids, come aggiunge Romano Ambrogi responsabile Sviluppo e Pianificazione della ricerca di RSE.  “La posizione europea,  in questo caso con un apporto notevole da parte italiana – spiega Ambrogi – è obiettivamente di leadership per un complesso di fattori. Il primo è l’esistenza di un sistema di trasporto in alta tensione paneuropeo evoluto e interconnesso e di reti di distribuzione migliori di quelle esistenti in molti Paesi di lunga industrializzazione. Inoltre la decisa spinta verso l’introduzione delle fonti rinnovabili nella produzione elettrica ha comportato un’esperienza notevole nella gestione dei sistemi elettrici con una grande presenza di fonti aleatorie e di generazione distribuita”.

Ma le imprese italiane sapranno cogliere le opportunità che potranno scaturire da questa nuova enfasi dell’UE sulla ricerca? E fino ad oggi come si sono comportate? Gli investimenti in ricerca, soprattutto nel settore di punta del nostro Paese, quello della efficienza, non mancano. “Le spese per la protezione dell’ambiente sviluppate dalle imprese italiane – ci ricorda Massimo Beccarello di Confindustria – superano abbondantemente quelle operate dagli altri Paesi europei: nel 2011 le nostre aziende hanno investito in media circa 200 euro pro capite, a fronte di una media UE di circa 100 euro pro capite. Nel periodo 2008-2012 ben il 22% dell’industria nazionale ha scommesso su tecnologie green: nel settore manifatturiero le imprese eco-innovative rappresentano il 33% del comparto.  […] Si può quindi considerare che le imprese italiane, nonostante il periodo congiunturale di crisi, stiano lavorando per innovarsi e crescere, ponendosi in modo proattivo sul mercato europeo”. Tuttavia la dimensione medio-piccola delle nostre aziende e la necessità, in un’ottica europea e internazionale, di affrontare anche progetti molto strutturati di ampie dimensioni, impongono una crescita “mediante programmi di ricerca e sviluppo integrati fra più aziende” anche per essere in grado di cogliere al meglio possibilità di finanziamento come quelle previste da Horizon 2020.

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La redazione di RES Magazine è composta da giornalisti esperti di tematiche energetiche e ambientali e si avvale della consulenza di ricercatori e professionisti impegnati nel settore della ricerca di sistema per il sistema elettrico nazionale.

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