Tra ricerca ed ecodiplomazia si torna a parlare di climate change

18 Settembre 2014 IN PRIMO PIANO
Tra ricerca ed ecodiplomazia si torna a parlare di climate change

Verso Parigi 2015: la comunità scientifica e l’ “ecodiplomazia” tornano a confrontarsi sul climate change. In ballo, l’accordo post-Kyoto

Grazie alle istituzioni internazionali, alla comunità scientifica e in parte alla mobilitazione civica, nelle ultime settimane il clima è tornato nell’agenda mediatica. Le rilevazioni – ultima e più eclatante quella della Organizzazione Meteorologica Mondiale sulle emissioni di gas serra – confermano il trend (più emissioni, aumento della temperatura, intensificarsi di fenomeni climatici estremi) e così la società civile prova a sollecitare scelte più decise per una inversione di tendenza. Come con la People’s Climate March del 21 settembre a New York, il cui messaggio è stato ‘amplificato’ da eventi simili in decine di capitali del mondo.

Un’iniziativa organizzata e pensata per far pressione all’imminente Summit Onu sui Clima, in programma il 23 settembre nel quartier generale delle Nazioni Unite. Si tratta di un evento promosso dal Segretario generale, Ban Ki Moon: 125 gli stati rappresentati, comprese alcune delle economie a maggiori emissioni di gas serra come Usa e Cina. L’obiettivo è quello di raccogliere pareri da mondo delle imprese e delle associazioni, mentre i leader dovrebbero annunciare le strategie che stanno mettendo in atto nei loro paesi.

La negoziazione vera e propria si avrà invece nelle prossime Conferenze delle Parti. Nel dicembre 2014 si svolgerà a Lima quello che viene considerato un appuntamento di transizione data l’importanza della prossima COP che si terrà a Parigi nel 2015: da quel consesso dovrà emergere l’accordo vincolante post Protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni di gas serra, accordo che diverrà operativo nel 2020.

In Europa, è ancora aperto il dibattito interno alle istituzioni UE sul pacchetto clima-energia per il 2030. La proposta avanzata dalla Commissione europea in gennaio, da alcuni commentatori considerata poco ambiziosa anche soltanto per l’assenza di un obiettivo specifico e vincolante sull’efficienza energetica, è stata bocciata dal Parlamento. Dopo un primo rinvio, in ottobre è atteso il pronunciamento del Consiglio europeo: un parere di indirizzo di un certo peso visto che verrà da i capi di stato e di governo dei paesi membri.

A cura della Redazione

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