Gas Serra: le strategie di UE, Usa e Cina per ridurre le emissioni

18 settembre 2014 NEWS , POLICIES
Gas Serra: le strategie di UE, Usa e Cina per ridurre le emissioni

I rapporti firmati dalle principali organizzazioni delle Nazioni Unite, dopo la pubblicazione del quinto rapporto dell’Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change) segnalano un intensificarsi dell’allarme climatico. Ad agosto Margaret Chan, direttore dell’Organizzazione Mondiale per la Salute, aveva definito schiaccianti le prove della minaccia:  “Il cambiamento climatico mette in pericolo la salute umana. Le soluzioni esistono e dobbiamo agire con decisione per cambiare la traiettoria del mutamento in corso”. E poche settimane fa Michel Jarraud, segretario della World Meteorological Organization, ha aggiunto:  “Il nostro meteo sta diventando più estremo a causa di attività umane come la combustione di fossili”.

Il consenso scientifico sulla necessità di ridurre il rischio climatico provocato dall’azione umana non è mai stato così alto. Eppure la macchina dell’ecodiplomazia fatica ancora a trovare un’intesa globale. Dopo il fallimento della conferenza Onu di Copenaghen (2009), si è scelta la linea degli impegni volontari, Paese per Paese, e di un accordo globale che dovrebbe essere trovato alla fine del 2015, alla conferenza Onu di Parigi, per poi entrare in vigore nel 2020.

Mentre l’identikit di questa intesa resta tutto da definire, al momento l’unico elemento concreto restano i tagli decisi dai singoli Paesi. La somma di queste misure è però molto lontana dalle indicazioni che vengono dalla comunità scientifica, tanto che il totale delle emissioni serra – a causa della crescita economica dei Paesi non Ocse – continua a crescere anno dopo anno.

In questo contesto gli sforzi si concentrano su due direttrici. Da una parte la ricerca necessaria ad accelerare il percorso di abbattimento delle emissioni serra: dallo sviluppo dell’efficienza energetica a quello delle fonti rinnovabili, dalle smart cities a tecniche di coltivazione a basso impatto ambientale, dal recupero dei materiali di scarto alla sharing economy. Dall’altra i singoli Paesi provano a far convivere virtuosità ecologica e vantaggi economici.

La Commissione dell’Unione europea ha scelto una linea basata su un obiettivo di riduzione delle emissioni serra del 40% rispetto ai livelli del 1990, su un target vincolante del più 27% per le fonti rinnovabili e su un impegno ancora meno definito per l’efficienza energetica. Il Parlamento europeo ha proposto di portare al 30% l’obiettivo per le rinnovabili, di fissare al 40% quello per l’efficienza energetica e di rendere obbligatori i tre impegni salva clima “sulla base di singoli obiettivi nazionali, tenendo conto della situazione e del potenziale di ogni Stato membro”.

Obama, come si ricorda nell’intervista a Vincenzo Ferrara, ha annunciato un taglio delle emissioni delle centrali elettriche del 30% nel 2030 rispetti ai livelli del 2005. E la Cina ha dichiarato un obiettivo di riduzione del consumo di energia per unità di valore aggiunto della produzione industriale del 21% entro il 2015. Sommando questi interventi a quelli di altri Paesi si ottiene un livello di riduzione delle emissioni serra ancora largamente inferiore al traguardo considerato necessario dai climatologi dell’Ipcc. La strada da percorrere per mettere in sicurezza l’atmosfera è lunga e richiederà, oltre a una riorganizzazione industriale nel segno dell’efficienza, la mobilitazione delle nostre migliori capacità di ricerca.

A cura della Redazione

Gas Serra: le strategie di UE, Usa e Cina per ridurre le emissioni ultima modifica: 2014-09-18T16:21:27+00:00 da Francesco Sellari

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