Clima dai vincoli ai premi

18 settembre 2014 OPINIONI
Clima dai vincoli ai premi

Il climatologo Vincenzo Ferrara, per molti anni all’ENEA e in passato membro della delegazione italiana ai negoziati sul clima, è scettico sull’esito dei prossimi appuntamenti internazionali sulla riduzione delle emissioni del gas serra. “Per ottenere risultati concreti bisogna cambiare approccio – spiega -abbandonando la logica dei vincoli e adottando un sistema premiante”

Partiamo dalla cronaca recente. Secondo l’ultimo bollettino dell’OMM, l’Organizzazione meteorologica mondiale,  dal 1984, inizio della serie storica, a oggi, il 2013 è stato l’anno con il livello più alto di gas serra immessi nell’atmosfera. Siamo arrivati a 396 parti per milione (ppm) di CO2. Cosa comporta questo dato per il clima?
Questo valore aumenta ogni anno e nel 2013 si è registrato un record, quasi 400 ppm. Bisogna tener presente che, per circa un milione di anni e fino all’inizio del 1800, la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera non ha mai superato le 280 ppm. Dunque questa concentrazione è aumentata del 43% in poco più di duecento anni, una dinamica assolutamente fuori dal normale. Non avendo conoscenza diretta di fenomeni del genere non possiamo prevedere il tipo di conseguenze, ma si tratta comunque di un dato che comporta un enorme rischio. E non parlo solo dell’aumento della temperatura e dei fenomeni climatici più estremi, ma anche di cambiamenti improvvisi e radicali. L’eccessivo riscaldamento e la velocità con la quale si va manifestando potrebbero comportare cambiamenti repentini come, ad esempio, il blocco della Corrente del Golfo o una improvvisa glaciazione.

Il dato dell’OMM sembrerebbe certificare il fallimento delle politiche e degli accordi messi in atto fino ad oggi, come il protocollo di Kyoto.
>Un fallimento completo. L’accordo quadro sulla difesa dell’atmosfera indicava due direzioni di azione: ridurre le emissioni di gas serra per rallentare i cambiamenti del clima; predisporre le misure di prevenzione per ridurre i danni in caso si fosse manifestato un cambiamento climatico. Per la parte di riduzione delle emissioni si è pensato al sistema definito dal Protocollo di Kyoto che, per rispettare il principio di equità e responsabilità, prevedeva due fasi. Nella prima fase sarebbe stato applicato ai soli Paesi maggiormente industrializzati, i quali avrebbero dovuto dare l’esempio alle economie emergenti. La seconda fase prevedeva l’estensione anche ai cosiddetti Paesi in via di sviluppo. In realtà, a parte l’Unione Europea, le altre grandi potenze economiche hanno fatto poco o nulla. Di conseguenza le economie emergenti non si sono più sentite in dovere di mettere in atto azioni efficaci, visto che nulla avevano fatto le potenze più ricche di risorse economiche, tecnologie e know how. Ora si sta cercando di mettere in piedi un nuovo accordo quadro per ridurre le emissioni ma dovrebbe partire da un principio diverso, quello dello sviluppo sostenibile. Per usare una metafora, potrei dire che a livello globale sta succedendo più o meno quello che succede in una riunione di condominio: finché non succede un grosso guaio, nessuno fa nulla di concreto.

Le ipotesi elaborate dall’IPCC, il panel Onu di ricercatori sul cambiamento climatico, prevedono nel 2100 un aumento della temperatura globale, rispetto all’epoca pre-industriale, di molto superiore alla soglia limite dei due gradi Celsius.
Il sistema climatico non è un sistema lineare, in cui esistendo una correlazione diretta tra causa ed effetto l’aumento o la diminuzione di una causa determina meccanicamente un aumento o una diminuzione dell’effetto. Il sistema climatico è caratterizzato da fenomeni ‘a soglia’. In altre parole c’è un livello oltre il quale l’equilibrio si rompe e le conseguenze sono imprevedibili. È già successo 12.800 anni fa per cause naturali, nel periodo conosciuto come Younger Dryas. Oggi rischia di accadere per cause antropiche. Per evitarlo, per mantenere il surriscaldamento del pianeta al di sotto dei due gradi, occorre intervenire sul piano della prevenzione. E, per convivere con i danni che non sono più evitabili, bisogna agire sul piano della mitigazione.

Come giudica il pacchetto di proposte clima-energia per il 2030 avanzata dalla Commissione Europea?
Per giudicarlo bisogna tener ben presente il fatto che il compito che ci attende è molto impegnativo: per abbattere drasticamente le emissioni di gas serra occorre eliminare i combustibili fossili. L’uomo sta mettendo in atto un processo che è esattamente il contrario di quello che ha fatto la natura: 250 milioni di anni fa, l’atmosfera era piena di anidride carbonica e nel corso di milioni di anni, attraverso le foreste, questa Co2 è andata a finire sotto terra, trasformandosi in carbone, petrolio e metano. Noi stiamo impiegando 200 anni per reimmettere nell’atmosfera quello che la natura in centinaia di milioni di anni aveva immagazzinato sotto terra.
Dunque le proposte avanzate dalla Commissione vanno nella giusta direzione e sarebbe un bene se le adottassero anche gli altri Paesi industrializzati. Ma sono ancora insufficienti, poiché l’obiettivo deve essere eliminare totalmente la combustione dei combustibili fossili e passare a un altro sistema di generazione dell’energia. Sono proposte che, per non risultare meramente vessatorie, andrebbero accompagnate da misure che indichino una diversa strada di sviluppo. Uno sviluppo sostenibile che non abbia più alla base i combustibili fossili e che non si fondi solo sul consumo di risorse.
Va cambiato anche il metodo:  andrebbe ripensato il sistema degli obiettivi vincolanti. Quando si stabiliscono limiti e vincoli c’è sempre chi cerca di oltrepassarli o di fare il furbo. Bisognerebbe adottare un sistema premiante. Ad esempio si potrebbe lavorare su carbon e water footprint, dando un marchio di qualità a quei prodotti che hanno una bassa impronta carbonica e idrica. Insomma trovare dei sistemi che non creino il ‘panico da vincolo’ incentivando comportamenti e soluzioni virtuose.

Come si stanno comportando gli altri grandi attori internazionali come Usa e Cina?
Ognuno sta investendo nel proprio ambito economico più favorevole. La Cina si sta impegnando sul solare e sul fotovoltaico anche per far fronte a grossi problemi di smog e inquinamento. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato un taglio delle emissioni delle centrali elettriche del 30% nel 2030. Si tratta di una misura per il momento ancora non operativa e che va presa con cautela, sia perché il livello dal quale si parte non è fissato al 1990 ma al 2005; sia perché il taglio delle emissioni si baserà principalmente sul passaggio dal carbone al gas. È una soluzione di transizione: l’obiettivo finale non può essere usare il gas, anche se, a parità di potere calorifero, emette meno emissioni rispetto agli altri combustibili fossili.

Cosa dobbiamo aspettarci dalle prossime Conferenze delle parti?
Sono molto scettico. Se non cambia l’approccio non mi aspetto grandi risultati. Già abbiamo perso diversi anni. La road map fissata a Bali nel 2008 prevedeva che l’accordo per dare seguito al Protocollo di Kyoto avrebbe dovuto essere stipulato nel 2009, nella Cop di Copenaghen. Ma la firma dell’accordo è stata rimandata al 2015, alla Cop di Parigi, e il trattato dovrebbe diventare operativo dal 2020.
Se non si cambia scegliendo di andare risolutamente nella direzione di uno sviluppo sostenibile, e si continua con i vincoli e con il commercio delle emissioni, non credo si andrà molto avanti.

Di Francesco Sellari

Clima dai vincoli ai premi ultima modifica: 2014-09-18T13:09:06+00:00 da Francesco Sellari

Articoli correlati