L’importanza di una pianificazione strategica: l’esperienza di Barcellona

4 Agosto 2014 NEWS , POLICIES , SMART ENERGY
L’importanza di una pianificazione strategica: l’esperienza di Barcellona

I risultati sono in bella evidenza. Barcellona, grazie all’efficienza e alla capillarità della rete wifi, ospita ogni anno il prestigioso Mobile World Congress, la manifestazione dedicata alla mobilità digitale. Il Piano strategico avviato nell’ormai lontano 1990 ha creato sinergie con nomi del peso di Accenture, Cisco, Endesa, Fujitsu, HP, IBM, Italtel, Microsoft, Oracle, Philips, Siemens e Telefonica. L’Unione europea ha assegnato alla città il titolo di capitale dell’innovazione. È stato un progresso formidabile a cui ha dato un contributo importante Vicente Guallart, capo architetto dell’Ajuntament de Barcelona ed ex direttore dell’Istituto per l’architettura avanzata della Catalogna, che ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Barcellona è una delle città che più efficacemente si sono impegnate nel cammino verso la trasformazione smart. Eppure quello della smart city è un  concetto che per molti resta sfuggente, vago. E senza un ampio coinvolgimento degli abitanti delle aree urbane un’idea del genere non può funzionare Come si fa a spiegarlo con semplicità a milioni di persone?
Non c’è dubbio che per avere una città smart bisogna avere dei cittadini smart. Si tratta non solo di costruire le infrastrutture tecnologiche ma di renderle, semplici, immediate. E convenienti. Bisogna unire le tradizioni all’innovazione

Voi come avete fatto?
Abbiamo lavorato sul concetto di internet delle cose. Un progetto di tecnologia avanzata che permette di creare un dialogo informatico all’interno di singoli settori, in modo da migliorare le loro prestazioni e la loro funzionalità. Poi abbiamo cominciato a mettere in contatto i vari settori, in modo da allargare le possibilità in gioco. E le abbiamo messe a disposizione dei cittadini

Detto così suona semplice, ma il know how tecnologico da mobilitare per un’operazione del genere non è banale.
Tutt’altro che banale. Abbiamo provato ad applicare questa formula: passare da un’economia industriale basata su un sistema centralizzato a un’economia informatizzata basata su un sistema di reti decentralizzate. Per raggiungere un obiettivo del genere bisogna non solo partire da un buon livello tecnologico ma non smettere mai di accrescerlo. La ricerca continua è la base del successo: questo è un mondo in cui l’innovazione viaggia così veloce che non si può rallentare la ricerca. Attenzione però: la velocità non è un valore assoluto. Dal punto di vista dei comportamenti è proprio un sistema molto avanzato quello che può consentire isole di vita slow che mettano assieme il benessere personale e la sicurezza economica. Per citare un altro slogan su cui abbiamo lavorato: molte città slow all’interno di una città smart. Cioè creare periferie produttive che vivono a velocità umana in metropoli iperconnesse che tendono a zero emissioni

Quali sono i settori su cui si è più impegnata Barcellona?
Il concetto di smart city si applica a molti campi: dai trasporti ai pagamenti mobili, dall’egovernment ai quartieri intelligenti. A Barcellona in particolare abbiamo puntato su quattro settori: costruire una rete informatizzata di alta qualità per collegare gli ospedali e offrire a tutti un servizio di alto livello sul fronte della salute; creare uno spazio pubblico wifi molto esteso; mettere in rete i dati sull’inquinamento atmosferico, su quello acustico, sulla disponibilità di parcheggio; governare a distanza il sistema di illuminazione calibrandolo in funzione dell’uso

In un periodo di crisi l’idea di città smart ha ancora un appeal o cede sotto i colpi dei tagli?
A Barcellona c’è attenzione agli aspetti finanziari, ma non tagli indiscriminati che colpiscano la possibilità di crescita. Senza investimenti e senza ricerca non c’è futuro. Io credo che proprio la crisi economica generale stia evidenziando le grandi potenzialità di questo progetto. Essere smart significa non solo migliorare la qualità della vita, ma diventare più attrattivi in termini di turismo e di investimenti internazionali e riuscire a risparmiare cifre importanti abbattendo gli sprechi.

A proposito dell'autore

Giornalista di ambiente in cento diversi media. E ora Silverback. Perchè le relazioni sono l'essenza del pianeta.

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