Innovazione energetica: sesto rapporto I-Com su ricerca e sviluppo

23 maggio 2014 IN PRIMO PIANO
Innovazione energetica: sesto rapporto I-Com su ricerca e sviluppo

In Italia pochi investimenti e burocrazia lenta. Ma per i cittadini l’energia rimane una priorità.

Per fare innovazione in campo energetico, serve una burocrazia più reattiva e più risorse pubbliche per la ricerca. È quanto emerge dal rapporto per l’innovazione energetica curato da I-Com, l’Istituto per la competitività e presentato il 22 maggio a Roma. Lo studio affianca ai dati sugli investimenti, i risultati preliminari di un questionario elaborato in collaborazione con RSE e somministrato a 945 aziende del settore, oltre ad un sondaggio condotto su di un campione statistico di 1.020 cittadini. Se più di un terzo delle prime (il 35,3%) lamenta difficoltà di accesso alle fonti di finanziamento per R&S a causa delle lungaggini dei bandi, sicuramente non adatti alla necessaria rapidità delle decisioni aziendali, un egual numero di cittadini crede che l’energia sia uno dei settori più importanti nei quali investire (secondo solo alla sanità) e quasi il 40% del campione è convinto che a sostenere la ricerca energetica debbano essere le istituzioni pubbliche. Ma a patto di recuperare risorse utilizzando gli strumenti della fiscalità generale e non con un incremento degli oneri in bolletta.

I DATI SU INVESTIMENTI, ARTICOLI SCIENTIFICI E BREVETTI

Sono queste le vere novità del rapporto giunto alla sesta edizione che, invece, nella parte relativa agli investimenti, fotografa un quadro ormai consolidato, nel quale, purtroppo, l’Italia non eccelle. La logica che sottende il rapporto mette in correlazione gli investimenti pubblici e privati alle ricadute sulla ricerca teorica (le pubblicazioni scientifiche) e applicata (brevetti). A livello globale, le risorse per R&S in campo energetico hanno registrato una sostanziale stabilità tra il 2011 e il 2012, con un ammontare complessivo di 98 miliardi di dollari, per il 60% di origine privata. La parte del leone la fa la Cina con 42,3 miliardi di dollari e il 44% dell’investimento mondiale: molto lontane al secondo e terzo posto, Unione Europea e Usa, rispettivamente con 18 e 14,5 miliardi. L’Italia si piazza soltanto davanti alla Spagna, al penultimo posto tra i dieci paesi presi in esame, con 1,3 milioni di dollari.

Dove si concentrano gli investimenti? A fronte di una tendenziale diminuzione dell’attenzione al nucleare, si nota un maggiore impegno su fonti rinnovabili ed efficienza energetica. In Italia, soprattutto quest’ultima, registra un sostanziale incremento di risorse per R&S: +59% negli ultimi dieci. Un dato confortante, che premia i meccanismi incentivanti adottati, ma comunque lontano dal +87% della Germania. E se per la ricerca sulle rinnovabili, pubblico e privato in Italia hanno investito 91,8 milioni di dollari nel 2012 (in Germania sono stati 300) la ricerca sui combustibili fossili è raddoppiata raggiungendo un volume di investimenti di oltre 43 milioni di dollari.

Per quanto riguarda le pubblicazioni scientifiche l’Italia smentisce la sua fama che la vede sempre tra le ultime della classe. Anzi, se tra il 2012 e il 2013, a livello mondiale le pubblicazioni sul tema sono diminuite, l’Italia mantiene stabile il numero di pubblicazioni (il 4,61% degli articoli usciti nel 2013). Sono 94 in valori assoluti: poco meno di Spagna e Germania (96 e 97), molti più rispetto alla Francia (71). I settori nei quali si distinguono le nostre università, in termini di produzione scientifica, sono la cogenerazione, le smart grid e il fotovoltaico. Tuttavia, il dato sui brevetti conferma l’incapacità dell’Italia di passare allo step successivo, ovvero le tecnologie applicate e quindi il mercato: una percentuale risibile (lo 0,4%) delle domande di brevetto mondiale arrivano dal nostro paese, in particolar modo nel fotovoltaico e nel solare termodinamico. Siamo noni. E se i primi quattro (Giappone, Usa, Corea e Germania) fanno il vuoto dietro di loro, l’Italia è “doppiata” anche dalla Spagna: 368 domande di brevetto contro 200. Da tutto ciò deriva che un più forte supporto all’attività brevettuale, da parte dei soggetti preposti alla ricerca pubblica, dovrebbe essere una priorità stringente.

LE ESIGENZE DELLE IMPRESE E L’OPINIONE DEI CITTADINI

All’analisi, per così dire “macro”, il rapporto I-Com sull’innovazione energetica quest’anno affianca un approccio “micro”. Si tratta per l’appunto della survey realizzata in collaborazione con RSE che prova a cogliere il punto di vista delle imprese. Si tratta di un pool di aziende attivamente impegnate sul fronte dell’innovazione: circa i tre quarti di loro hanno presentato una domanda di brevetto o hanno collaborato con enti di ricerca. Tra le motivazioni che spingono alla collaborazione con il mondo universitario, oltre la possibilità di ottenere risorse pubbliche, si evidenzia l’impossibilità di fare R&S ‘in house’ e il potenziale di innovazione dei centri di ricerca. Poco rilevante è invece la possibilità di interscambio di risorse umane. Per quanto riguarda invece i settori sui quali le imprese hanno intenzione di concentrare in futuro il proprio sforzo in innovazione, si nota un interesse crescente per settori trasversali, come l’efficienza e le smart grid, a scapito di tecnologie più specifiche come il fotovoltaico e l’eolico.
Come detto, le lungaggini dei bandi di finanziamento sono viste come il principale ostacolo per ottenere fondi pubblici da investire in ricerca, un dato che suggerisce un’azione di semplificazione dei rapporti tra aziende e università e l’elaborazione di nuovi meccanismi di finanziamento, più snelli e veloci, che vadano oltre i classici bandi. La maggioranza delle imprese sentite (circa il 45%), inoltre, chiede che il sostegno all’innovazione passi attraverso contributi per la realizzazione di specifici progetti (siano essi realizzati in forma di cooperazione transnazionale, nazionale o con centri di ricerca) piuttosto che attraverso degli sgravi fiscali (preferiti dal 10,7% delle aziende). Una richiesta di intervento diretto del soggetto pubblico sulla quale convengono anche i cittadini: per oltre l’80% degli intervistati sono (in quest’ordine) Stato, UE e Regioni a dover maggiormente contribuire al finanziamento della ricerca nel settore energetico. L’intervento dovrebbe essere foraggiato con le tasse pagate da tutti (è di questo avviso quasi il 64% del campione) e non con ulteriori oneri in bolletta. Su questo punto c’è però da specificare che un’altra corposa maggioranza (circa i due/terzi) non ritiene eccessivi i 30 centesimi di Euro all’anno che la bolletta di una famiglia tipo dedica a questa voce di costo, e un 30,7% di cittadini sarebbe disponibile addirittura ad aumentarla.

“La survey non risolve certo il problema del rapporto tra mondo della ricerca ed esigenze dell’industria – ha detto Stefano Besseghini, amministratore delegato di RSE – Il confronto sistematico è sicuramente necessario ma serve anche una certa capacità di contaminazione tra i due settori. E il dato che più dispiace è proprio la scarsa mobilità dei ricercatori tra università e industria”. Ad un’analisi più approfondita si rileva come per gli enti di ricerca si stagli netto un ruolo di “mentoring”, “per aiutare chi le tecnologie le sviluppa a capire come vadano ad integrarsi nei sistemi complessi”. Cruciale è poi la valutazione sugli sgravi fiscali: “il mondo industriale ha capito che l’innovazione ‘di prospettiva’ si fa in cordata con il sistema di ricerca. E per fare ciò il semplice sgravio fiscale non basta”.

A conclusione della presentazione il Ministero per lo Sviluppo Economico ha annunciato che si svolgerà ai primi di dicembre a Roma la Conferenza europea del SET Plan – il contenitore strategico creato dalla Commissione europea nel 2008 per lo sviluppo delle tecnologie energetiche innovative. L’evento, che rientra tra gli appuntamenti di rilievo del semestre di Presidenza italiano della UE, riunirà a Roma oltre 500 esperti per discutere di tecnologie energetiche prioritarie per l’Europa al 2030, finanziamento degli investimenti in R&S e governance del sistema. Anche la sicurezza energetica e il Mediterraneo saranno tra i temi di punta della Conferenza.

di Francesco Sellari

Innovazione energetica: sesto rapporto I-Com su ricerca e sviluppo ultima modifica: 2014-05-23T13:22:02+00:00 da Francesco Sellari

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