Mobilità elettrica: la ricerca targata Pomos

14 marzo 2014 MOBILITÀ , NEWS
Mobilità elettrica: la ricerca targata Pomos

Intervista a Fabio Massimo Frattale Mascioli, responsabile scientifico del Polo per la mobilità sostenibile della Regione Lazio

Il Pomos, Polo per la mobilità sostenibile della Regione Lazio, è un centro di ricerca applicata e di sviluppo di tecnologie, nato nel 2008 da una convenzione tra il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Elettronica e Telecomunicazioni dell’Università “La Sapienza” e la Regione Lazio. Oggi conta nel suo organico una ventina di ricercatori e lavora soprattutto per il trasferimento tecnologico sul territorio, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese. La sede operativa si trova a Cisterna di Latina, un edificio di circa 2.400 metri quadrati dove vengono sviluppati e testati diversi prototipi di veicoli elettrici. Il professor Fabio Massimo Frattale Mascioli ne è il responsabile scientifico.

Su quali tecnologie si concentra il Pomos?
Da un lato siamo impegnati nella realizzazione di veicoli che sfruttano sistemi di propulsione elettrici, ibridi, con combustibili alternativi e nello sviluppo di apparati per la mobilità sostenibile come sistemi di ricarica e sistemi telematici per il controllo delle flotte, l’ottimizzazione e il supporto alla sicurezza dei veicoli. Dall’altro lavoriamo su specifici progetti territoriali, di carattere più trasversale. Un esempio di questo nostro impegno è il progetto ‘Ventotene – Isola a emissioni zero’ all’interno del quale abbiamo realizzato l’intera flotta di veicoli elettrici per l’isola, i sistemi di ricarica e di controllo della flotta nonché attività trasversali come la formazione dei tecnici e la comunicazione alla cittadinanza. Questo stesso impianto lo stiamo applicando al progetto ‘Bonifica 2.0’, dove puntiamo a realizzare un sistema di mobilità intermodale, che utilizzi sia mezzi terresti e nautici.

Quali sono i prototipi sui quali state lavorando?
Lavoriamo principalmente su ambiti di nicchia. I nostri prototipi sono veicoli destinati a missioni speciali. D’altronde non avrebbe senso rifare delle city car: per quello ci sono già affermate case automobilistiche.
Abbiamo prodotto veicoli sia elettrici che ibridi per parchi e aree protette, come quad, piccole jeep e fuoristrada. Nel contempo abbiamo lavorato a una carrozza elettrica per il comune di Roma, un veicolo per uso turistico in cui abbiamo dato molta importanza al design. Realizziamo anche veicoli sportivi, sia per motivi tecnici – per ‘stressare’ le soluzioni tecnologiche – sia perché abbiamo rapporti di collaborazione con aziende che si occupano di veicoli da corsa. Stiamo da poco lavorando anche sulla nautica: abbiamo costruito un prototipo di battello fluviale elettrico con una ruota a pale – come gli antichi battelli che navigavano il Mississipi, per intenderci – destinato ad acque difficili, con molta vegetazione, nelle quali è impossibile il ricorso all’elica. Ed infine, l’ultimo settore strategico nel quale ci stiamo buttando è quello delle macchine agricole.

Quali sono oggi le sfide tecnologiche, i principali ostacoli tecnici da affrontare nel campo della mobilità elettrica?
Sebbene il motore elettrico sia più efficiente di un motore termico, l’autonomia data da un litro di benzina può essere garantita solo da diversi chili di batterie. Il collo di bottiglia tecnologico è il sistema di accumulo, ed è per questo che anche noi ci stiamo concentrando molto sui sistemi di accumulo a litio, probabilmente una delle linee di ricerca più importanti per il prossimo futuro. Insomma la risposta alla sua domanda è semplice: le batterie.
Bisogna dire che negli ultimi anni i sistemi di accumulo sono grandemente migliorati, con sistemi di ricarica rapida. Noi ne abbiamo realizzato uno che permette di abbattere i tempi di attesa di un fattore dieci: da qualche ora a venti minuti. La tendenza è questa: lo sviluppo di sistemi di ricarica rapida e parallelamente l’abbattimento del peso e dei costi delle batterie a parità di contenuto energetico. Più in generale, la scarsa autonomia, l’infrastruttura per la ricarica e i costi ancora relativamente elevati impediscono tuttora alla mobilità elettrica di divenire una mobilità di massa.

Esistono però, e cominciano ad avere una certa diffusione, i veicoli ibridi.
Il veicolo ibrido risponde in parte alle carenze del veicolo elettrico ma non tutti gli ibridi sono uguali. Ad esempio, nell’‘ibrido parallelo’, dove sia il motore termico che quello elettrico concorrono alla trazione, l’ibridizzazione è più che altro un’assistenza del motore elettrico al motore termico. Di fatto è ancora un veicolo termico. Nell’‘ibrido serie’, invece, la trazione è sempre e solo data da un motore elettrico, mentre il più piccolo motore termico supplisce alla carenza di contenuto energetico delle batterie facendo da generatore. In altre parole, serve a ricaricare le batterie in viaggio. Queste automobili hanno ancora costi del 50-60% più alti rispetto all’equivalente termico e hanno un’autonomia reale tra i 120 ai 200 chilometri. Anche se bisogna dire che le prestazioni e la qualità della guida sono superiori.

Anche per quanto riguarda la rete dell’approvvigionamento, le soluzioni tecnologiche non mancano.
Su tutto il settore della mobilità elettrica le tecnologie esistono da decenni. Non ci sono dunque problemi tecnologici se non, come abbiamo detto, per il sistema di accumulo.
Dopodiché entrano in ballo altri fattori, ad esempio le scelte politiche, perché dotare un territorio con le infrastrutture per la ricarica è comunque una spesa. Dal punto di vista strutturale, è più facile trasportare elettroni che non qualsiasi altro tipo di combustibile. La rete dei benzinai è una rete molto complessa e costosa. Distribuire corrente elettrica è molto più semplice, ma da questo punto di vista il sistema della mobilità elettrica va inquadrato nel più ampio sistema energetico. Questo è un altro interessante ambito di ricerca e di decisioni infrastrutturali che riguardano il tipo di rete da realizzare, se dotarla di sistemi di accumulo stazionari, se collegare tali sistemi a fonti rinnovabili ecc. Ad ogni modo, le più importanti città italiane si stanno già dotando di una rete più capillare.

Al di là della mobilità privata, quali sono gli ambiti in cui la mobilità elettrica può trovare delle più proficue applicazioni?
Allo stato attuale di sviluppo tecnologico, la mobilità elettrica potrebbe avere già una grande diffusione sia nel trasporto pubblico locale che nelle flotte istituzionali, come quella della polizia municipale. Allo stesso modo, nel trasporto merci, la cosiddetta logistica dell’ultimo miglio, quella che attraversa i grandi centri urbani servendosi di furgoncini di taglia medio-piccola, potrebbe essere tutta coperta da veicoli elettrici.

Come può l’Ict agevolare la mobilità elettrica?
Un veicolo è ormai una sorta di periferica di computer, e un veicolo elettrico ha delle specifiche esigenze per le quali la telematica può fornire delle efficaci soluzioni. Nei nostri progetti ragioniamo sempre su tre livelli: veicoli, infrastruttura di rete, parte telematica sia di bordo che di sistema. Ogni veicolo deve essere dotato della opportuna strumentazione per monitorare i parametri elettrici, per valutare l’autonomia e connettendosi alla rete, per veder la postazione di ricarica più vicina ed eventualmente prenotarla. Poi ci sono le applicazioni per le reti di trasporto intelligenti, le connessioni auto-auto e auto-infrastruttura sia con finalità di sicurezza che per evitare ingorghi.

Per concludere, che prospettive vede per l’Italia nel settore della mobilità sostenibile?
L’Italia potrebbe aver un ruolo preminente ma occorre un po’ di coraggio e continuità di intenti da parte delle istituzioni. Serve un quadro di stabilità, e non parlo solo di finanziamenti. Parlo della necessità di creare un bacino di mercato senza fare passi falsi. Non si possono introdurre degli incentivi e poi eliminarli. Bisogna programmare le cose e avere una visione strategica.

A cura di Francesco Sellari

Mobilità elettrica: la ricerca targata Pomos ultima modifica: 2014-03-14T12:37:03+00:00 da Francesco Sellari

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