La rete e la ricarica smart: i progetti dell’Enea

14 marzo 2014 MOBILITÀ , NEWS
La rete e la ricarica smart: i progetti dell’Enea

Intervista a Giovanni Pede, responsabile del Laboratorio Veicoli a basso impatto ambientale dell’Enea

Principali ostacoli alla diffusione dell’auto elettrica sono la velocità e la plasticità del rifornimento dei veicoli. In prima linea per la ricerca in Italia c’è Enea: l’ingegner Giovanni Pede, responsabile del Laboratorio Veicoli a basso impatto ambientale, ci illustra i vari progetti che la coinvolgono. “Nel settore della mobilità elettrica Enea sta lavorando su un aspetto essenziale, quello dell’interfaccia tra la rete e la batteria dei veicoli visto che in Italia oggi abbiamo chi costruisce veicoli elettrici e chi gestisce la rete elettrica. La ricarica delle batterie, sia rapida che tradizionale, è diventata infatti particolarmente importante e offre diverse opportunità rispetto al passato. Di fatto le batterie di nuova generazione possono ricaricarsi completamente in venti minuti e avere ricariche parziali in tempi molto brevi e quindi è possibile superare uno dei problemi principali dei veicoli elettrici, quello della scarsa autonomia, con un sistema di stazioni di servizio o con terminali attrezzati in caso di flotte di servizio pubblico”.

Come Enea – continua Pede – “lavoriamo con tutte le industrie nazionali del settore ma, dato che i progetti sono finanziati al 100% perché a beneficio dell’utente della rete elettrica nazionale, non possiamo privilegiare un interlocutore industriale rispetto a un altro e abbiamo l’obbligo di pubblicare sul nostro sito tutti i documenti sui risultati raggiunti. Il nostro lavoro quindi diventa praticamente indipendente dai grandi stakeholders perché deve essere a disposizione della collettività. Abbiamo comunque collaborazioni in ambito di finanziamenti europei con IVECO per i veicoli di trasporto merci, con Fiat per le autovetture, con BredaMenarinibus per gli autobus, con la Piaggio per i veicoli a tre e quattro ruote, con altri costruttori europei (nell’ambito di progetti finanziati dalla UE) come Renault e Volvo per le batterie ma sono tutte attività non svolte nell’ambito della ricerca di sistema. Sono però attività che ci forniscono il background di conoscenze che ci consentono poi in ambito di ricerca di sistema di approfondire aspetti magari ancora troppo innovativi per una ricaduta industriale immediata oppure altri elementi da poter mettere a disposizione di qualsiasi utente, pubblico o privato”.

Per quanto riguarda l’elettromobilità il budget a disposizione di Enea è di 400.000 euro: meno rispetto allo scorso anno, quando l’ente ne aveva assegnati ben 700.000. La differenza è dovuta al fatto che si era scelto di studiare anche il campo dei materiali alleggeriti per i mezzi di trasporto, materiali a bassissimo peso specifico come la schiuma di alluminio: come è facile immaginare, più è leggero il veicolo più chilometri percorre con la stessa batteria. Questo tipo di attività per quest’anno si è preferito svolgerla in altro ambito e quindi il budget attuale è assolutamente in linea con quello dell’anno scorso. Sul budget complessivo, 80.000 euro sono destinati alle università che sono co-beneficiarie nello sviluppo di queste attività. “Negli anni abbiamo collaborato con tantissimi atenei sparsi in tutta Italia, Napoli, Roma, Padova, Torino, Pisa; quest’anno lavoreremo con il Politecnico di Torino e le Università di Padova e Cassino. Con il Politecnico di Torino lavoriamo sul collegamento tra il sistema elettrico nazionale e il sistema elettrificato dei trasporti. I veicoli quando marciano o si ricaricano assorbono energia: il dato del traffico, che è un dato di input, diventa di output per la richiesta di energia elettrica; al contrario il dato del carico di impegno sulla linea per la richiesta di energia elettrica può diventare un input per il dato del traffico”.

La ricarica- spiega il ricercatore Enea- non è uguale per tutti i veicoli elettrici. “Può essere smart: l’obiettivo è caricare un veicolo in un momento di minore richiesta per stabilizzare il carico sulla rete. Utilizzando le competenze che sono in Enea a livello di studio del traffico possiamo cercare di ottimizzare il sistema di domanda/offerta. Con l’Università di Padova stiamo lavorando su una tecnologia molto interessante, quella della ricarica senza contatto: ad esempio, un utente con una vettura elettrica potrebbe lasciare la sera la macchina in una piazzola specifica e la ritroverebbe carica la mattina dopo senza preoccuparsi nemmeno per eventuali atti di vandalismo come i cavi strappati; per la ricarica infatti si utilizza un’onda elettromagnetica che sale dall’asfalto e viene raccolta da un particolare piatto metallico sistemato sotto la macchina. Per farlo, si  pensava di utilizzare i tombini, come negli Stati Uniti. Questo sistema è in studio per le minivetture elettriche come la Renault Twizy o il Piaggio MP3 che potrebbero così tranquillamente ricaricarsi la notte a bassa potenza. Con l’Università di Cassino, infine, lavoriamo a una stazione di servizio integrata dove ci sia una colonnina per la ricarica rapida, altre per la ricarica lenta, pannelli fotovoltaici e tutto quello di cui può aver bisogno l’utente in possesso di una vettura elettrica”.

A cura di Marco D’Amato

La rete e la ricarica smart: i progetti dell’Enea ultima modifica: 2014-03-14T12:30:38+00:00 da Francesco Sellari

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