Le rinnovabili e la sfida dell’accumulo

11 febbraio 2014 IN PRIMO PIANO
Le rinnovabili e la sfida dell’accumulo

In Italia, dalla diffusione di tecnologie di accumulo, possibili benefici per oltre 500 milioni di euro l’anno

Quello degli accumulatori è un mercato che si preannuncia molto interessate: secondo le previsioni contenute in un recente rapporto di Nano Markets, al 2018 solo per il fotovoltaico varrà almeno 2 miliardi di dollari. Ma non è il sole l’unico a tirare la volata delle nuove generazioni di batterie che si succedono a ritmo sempre più veloce. In Norvegia, dove le lampadine si accendono quasi esclusivamente grazie gli impianti idroelettrici, già oggi circa la metà della fornitura elettrica complessiva deriva dallo storage di tipo tradizionale (pompaggio di acqua) che permette di superare sia le fluttuazioni stagionali della domanda che quelle annuali dell’offerta.

In sostanza è l’aumento della disponibilità delle varie forme di energia rinnovabile a moltiplicare la richiesta di capacità di accumulo in modo da evitare lo spreco di una risorsa che, essendo in buona parte non programmabile, produce a livello di sistema picchi di offerta spesso non immediatamente utilizzabili. Inoltre il sistema dell’accumulo è parte integrante del progetto di smart cities in cui la produzione di energia è diffusa e anche nelle case si finisce con buona frequenza per creare una capacità di picco non immediatamente utilizzabile.

Ma se il perché della domanda di accumulo di elettricità è evidente, non altrettanto chiaro è lo sviluppo che prenderà il settore. Quali saranno le tecnologie vincenti? A che livello della smart grid si inseriranno? Prevarranno i grandi accumulatori gestiti da utilities, o le batterie domestiche? A molte di queste domande risponderà nei prossimi anni il mercato. Ma intanto è possibile tracciare un quadro della situazione presente.

Oggi il mondo degli accumuli di energia – a parte i sistemi adoperati negli impianti idroelettrici – è ancora dominato dalle batterie al piombo. Ma sta crescendo velocemente la concorrenza delle batterie agli ioni di litio, che sono decisamente più costose ma offrono prestazioni superiori e sono trainate dal settore dell’automotive: secondo un rapporto di Pike Research il mercato delle batterie agli ioni di litio per veicoli elettrici passerà da 1,6 miliardi di dollari (2012) a 22 miliardi (2020).

Ci sono poi altre filiere in corsa, tra cui le batterie sodio-nickel, che offrono prestazioni avanzate con materiali meno rari di quelle al litio (vengono utilizzate ad esempio dalla Fiamm). E, a livello di sperimentazione, vanno citate le innovative batterie organiche senza metallo e dal prezzo basso ideate da un gruppo di ricercatori di Harvard, nell’ambito del programma Open 2012 finanziato dal Department of Energy Advanced Research Projects Agency-Energy (secondo lo studio pubblicato sulla rivista Nature sarebbe possibile abbattere in maniera drastica i costi). Infine, a completare il quadro delle possibilità di accumulo, vanno ricordati i sali fusi che permettono di conservare l’energia del sole prodotta da centrali termodinamiche.

Quanto ai mercati più attivi, c’è da segnalare una grande effervescenza nel Nord America. In particolare il dipartimento per l’Energia degli Usa considera “l’energy storage fondamentale per una rete elettrica resiliente, affidabile ed efficiente. Dobbiamo continuare a sviluppare tecnologie innovative e a trovare nuovi modi per assicurare l’adozione su larga scala degli accumuli, per far avvicinare la nazione alla rete elettrica del futuro”. La volontà di diminuire sprechi, congestioni e perdite di rete è anche la motivazione che sta spingendo molti altri governi (ad esempio Giappone, Cina e Corea del Sud) a investire sempre più nello storage. In Italia, secondo uno studio Anie, la diffusione di tecnologie di accumulo potrebbe portare al sistema elettrico benefici netti per oltre 500 milioni di euro l’anno grazie a una minore necessità di realizzare nuove infrastrutture di rete e di far lavorare impianti per coprire le fluttuazioni della produzione da rinnovabili.

Le rinnovabili e la sfida dell’accumulo ultima modifica: 2014-02-11T17:50:23+00:00 da Simonetta Lombardo

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