Horizon 2020: un’occazione da non perdere per il sistema Paese

9 dicembre 2013 NEWS , OPINIONI
Horizon 2020: un’occazione da non perdere per il sistema Paese

Intervista a Riccardo Basosi, Rappresentante Italiano Permanente per l’Energia nel Comitato Europeo di Horizon 2020.

Il Work Programme, lo strumento operativo del programma quadro europeo per la ricerca Horizon2020, è in dirittura di arrivo. Il sistema complessivo della ricerca italiana lo conoscerà nei particolari nel mese di dicembre (il 16 c.m). Ne parliamo, prima della sua presentazione ufficiale a Roma, con Riccardo Basosi, Professore ordinario di Chimica Fisica all’Università di Siena, che coordina per l’Italia il settore Energia all’interno del Comitato per Horizon 2020.

La prima domanda è molto pragmatica: quante sono le risorse e come sono destinate?
“Nella challenge complessiva ci sono quasi 80 miliardi di euro. Specificamente, alla ricerca in campo energetico ne sono stati destinati  circa 6 da qui al 2020, con tranche di circa 650 milioni di euro l’anno. I settori sono quelli dell’efficienza energetica, delle tecnologie low carbon (prevalentemente rinnovabili), delle smart cities e smart communities, , che fanno la parte del leone nella spartizione delle risorse. Ma ci sono anche altre destinazioni di risorse in attività meno convenzionali, ad esempio nella ricerca socio- economica, per studiare interazioni ed effetti strutturali sul mercato e sui meccanismi di domanda e offerta in relazione all’energia che cambia.
Invece, alcuni dei settori che sembravano più promettenti fino a qualche anno fa sono stati almeno in parte ridimensionati: penso, fra tutti, alla cattura e al sequestro di carbonio che non appare più in cima all’agenda della ricerca in Europa”.

Quali sono – al di là delle grandi scelte di fondo – i settori di ricerca che vede come più promettenti?
“Potrei dire che sono molti, e voglio citare tra tutti quello dello “storage” di energia sia elettrica che termica, collegato naturalmente alla produzione da rinnovabili e alla possibilità di trasformare i surplus di produzione in vettori innovativi, come ad esempio l’idrogeno”.

Quali sono le caratteristiche specifiche di Horizon2020 rispetto ai precedenti programmi quadro per la ricerca?
“In primo luogo e particolarmente importante – oltre all’incremento delle risorse previste – c’è un forte e positivo orientamento alle imprese e al mercato. In questo ambito noi italiani siamo meno bravi di altri a fare sistema. Forse, nel mondo delle università e degli enti, c’è in un certo senso la convinzione che pensare in termini di mercato sia un po’ sporcarsi le mani. Ma lo sviluppo della nostra ricerca, in termini anche di qualità oltre che di quantità, passa sicuramente attraverso la combinazione di fattori diversi. In realtà il sistema italiano è forte nella ricerca ‘curiosity driven’, mentre quella applicata resta un tabù per diverse Università. D’altro canto CNR ed Enea, che sono collocati nello snodo centrale del sistema italiano, hanno una serie di problemi importanti cui far fronte, anche se si sono fatti molto onore nel 7° Programma Quadro.
Rispetto agli altri Paesi, quindi, la differenza non la fa solo la percentuale di PIL dedicata alla ricerca quanto l’organizzazione stessa del sistema Paese. Le criticità infatti non si trovano solo nel settore pubblico. Noi abbiamo poche grandi aziende in grado di investire e un notevole numero di PMI che non hanno spesso oggettivamente le risorse per sostenere la ricerca e lo sviluppo tecnologico”.

Quindi finora possiamo dire di non aver sfruttato al massimo le possibilità offerte dall’Europa nel campo dei finanziamenti alla ricerca?
“In linea di massima, come in molti altri settori della nostra partecipazione alla gestione delle cose europee, noi risultiamo essere in questo campo dei contribuenti netti. Per dirla in altro modo, visto che paghiamo in funzione del PIL, a livello complessivo versiamo il 14% delle risorse globali e ne recuperiamo a malapena il 10%. Ma nel campo della ricerca in energia andiamo molto meglio che in altri settori: le entrate sono quasi pari alle uscite, anche nel programma quadro precedente. Probabilmente a fare la differenza è proprio la struttura del nostro sistema energetico che vede la presenza di grandi “player” privati come Enel, Chemtex (Mossi e Ghisolfi) e Techint o pubblici come ENEA, CNR e RSE”.

Quali sono operativamente le tappe per la presentazione e l’approvazione dei progetti?
“Il 5 dicembre verrà presentato a Bruxelles il testo ufficiale del Work Programme, il 16 dicembre il lancio in Italia a Roma presso il MIUR (Ministero Istruzione Università e Ricerca) in cui – nel pomeriggio – si incontreranno anche alcuni dei protagonisti della ricerca che hanno segnalato il loro interesse a ricevere una verifica progettuale. Da quel momento trascorreranno comunque tre mesi in cui le “Calls” saranno aperte e si potrà partecipare alla ‘selezione’ . Possiamo dire che i progetti dopo la valutazione da parte di esperti anonimi a livello EU saranno di fatto operativi a settembre 2014.
In Horizon ci sono risorse importanti. Ma vorrei ricordare che l’energia entra in molte altre fonti di finanziamento e sviluppo, tra cui la distribuzione degli ex fondi strutturali alle regioni. La Direzione Generale energia maneggia, oltre ai 80 miliardi complessivi di Horizon, molti altri miliardi di euro che entrano nelle iniziative del SET Plan (Strategic Energy Technology Plan). Si tratta di una grande quantità di fondi, e parecchi altri se ne trovano in campi contigui. Penso al capitolo delle industrial technologies a quello dell’energy efficiency buildings oppure alle azioni di contrasto al cambiamento climatico. Si tratta di possibilità che noi come sistema paese dobbiamo intercettare, riuscendo appunto a funzionare meglio come sistema, ad andare non in ordine sparso, ma in maniera coordinata ed efficace. È la scommessa su cui ci stiamo impegnando molto”.

A cura di Simonetta Lombardo

Horizon 2020: un’occazione da non perdere per il sistema Paese ultima modifica: 2013-12-09T13:36:34+00:00 da Simonetta Lombardo

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